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WOPART, Lugano 14-17 Settembre 2017

Orazio Gentileschi a quota 650.000 CHF

Orazio Lomi Gentileschi (1563-1639) è stato un pittore italiano. Nato in Toscana, iniziò la sua carriera a Roma, dipingendo in stile manierista; gran parte delle sue opere sono costituite da pittura, e le figure sono all’interno di schemi decorativi di altri artisti. Dopo il 1600 si è lasciato trasportare sotto l’influenza dello stile più naturalistico di Caravaggio. Ha ricevuto importanti commissioni a Fabriano e a Genova prima di trasferirsi a Parigi alla Corte di Maria de Medici. Trascorse l’ultima parte della sua vita presso la Corte di Carlo I d’Inghilterra. Egli fu il padre del pittore Artemisia Gentileschi.

"Danae" - Orazio Gentileschi

“Danae” – Orazio Gentileschi

Gran parte del lavoro di Gentileschi a Roma è stato collaborativo nell’ambito della natura. Ha dipinto le figure per i paesaggi di Agostino Tassi nel Palazzo Rospigliosi e probabilmente nella sala grande del Palazzo del Quirinale, anche se alcune autorità attribuiscono le figure a Giovanni Lanfranco. Ha lavorato anche nelle chiese di Santa Maria Maggiore, San Nicola in Carcere, Santa Maria della Pace e San Giovanni in Laterano.

Negli ultimi mesi, i mercati hanno registrato la presenza nelle aste di arte di due importanti opere di Orazio Gentileschi.
Il primo è la grande pittura di “Danae”, considerato uno dei capolavori dell’italiano master, misurazione 161,3 x 226,7cm, venduto il 28 gennaio 2016, presso Finarte di New York ad un museo pubblico per l’importo di euro 24,837.300.

Annunciazione - O. Gentileschi

Annunciazione – O. Gentileschi

Il secondo è l'”Annunciazione”, olio su alabastro, 50×39 cm, che è stato venduto al prezzo di 650.000 franchi svizzeri dalla casa d’aste Schuler, a Zurigo e acquistato, queste sono le voci, da una galleria d’arte. Il dipinto, che era stimato da 180.000 a 270.000 franchi, era stato promosso come immagine di copertina all’asta del 18 marzo 2016.
La camera di asta era piena di mercanti d’arte e collezionisti che hanno spinto verso l’alto il tasso del capolavoro, che istituisce un nuovo prezzo record per un’inedito lavoro di Orazio Gentileschi che chiaramente mostra le rotture nel prezioso supporto di alabastro.

  Redazione   30 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

Dal colore alla carta. Storia dell’acquerello

Acquerello su cartoncino, cm. 16,9x32,2. Firma in basso a destra S. Donadoni - Farsettiarte

Acquerello su cartoncino, cm. 16,9×32,2. Firma in basso a destra S. Donadoni – Farsettiarte

L’acquerello è una tradizione pittorica che attraversa le cronache della storia. L’uomo primitivo ha iniziato ad utilizzare dei pigmenti naturali mescolati con acqua per creare pitture rupestri, applicando la pittura con le dita, i bastoni e le ossa. Gli antichi Egizi usavano vernici a base d’acqua per decorare le pareti dei templi e tombe ed hanno creato alcune delle prime opere su carta di papiro. I primordiali colori erano prevalentemente di origine minerale. Ma è stato in Estremo e Medio Oriente dove sono emerse le prime scuole di acquerello in senso moderno. I maestri cinesi e giapponesi effettuavano dipinti su seta e carta fatta a mano, costruendo ogni singolo componente dellre singole opere. La loro arte era piena di allusioni letterarie e calligrafie, ma l’immagine principale era di solito un paesaggio contemplativo.

Les Très Riches Heures du duc de Berry - L'Homme anatomique, ou Homme zodiacal, XVe s. Chantilly

Les Très Riches Heures du duc de Berry – L’Homme anatomique, ou Homme zodiacal, XVe s. Chantilly

Questa caratteristica ha anticipato ciò che doveva essere un aspetto centrale delle tradizioni dell’acquerello occidentale nei secoli successivi. In India e in Persia, i dipinti a gouache opaco creato dai musulmani raffiguravano episodi religiosi derivati dall’arte bizantina. Durante il Medio Evo, i monaci d’Europa utilizzavano la tempera per creare codici miniati. Questi libri sono stati considerati una forma d’arte tra le più importanti, equivalenti alla pittura a olio negli anni successivi, caratterizzati da una infinita e meticolosa precisione nelle piccolezze.  Il libro più famoso è il calendario “Les Tres Riches Heures du Duc de Berry”,  talvolta chiamato “Il Libro d’Ore”, acquerellato dai fratelli Limbourg, Paul, Herman e Jean (fiamminghi, c.1385-c.1416). Dal 1500 l’acquerello venne usato per eseguire studi sulla natura e per i paesaggi (Albrecht Dürer fu il più importante pittore ed incisore dell’epoca che realizzò paesaggi ad acquerello), per studi sugli animali (Pisanello), per gli studi sui guerrieri (Pinturicchio), per scene sacre o profane (Rubens, Salvator Rosa), per riproduzioni botaniche e scientifiche.

Matita, biacca e acquerello su carta, cm. 24,5x33,9 F. Lorenzi

Matita, biacca e acquerello su carta, cm. 24,5×33,9 F. Lorenzi

La carta ha svolto un ruolo importante nello sviluppo dell’acquerello. La Cina ha prodotto carta fin dai tempi antichi; gli arabi hanno appreso i loro segreti solamente nel corso dell’ottavo secolo. La carta ha iniziato ad essere importata in Europa a partire dal XII secolo, proveniente da Damasco attraverso Costantinopoli (l’odierna Istanbul), o dall’Africa attraverso la Sicilia. Era un prodotto mediocre se paragonato alla pergamena, tanto che Federico II in un editto del 1221 ne proibì l’uso negli atti pubblici. Tuttavia il consumo non fece che aumentare vista la sua decisa economicità, e nel XIII secolo le flotte mercantili del Mediterraneo e dell’Adriatico, finanziate da grossi commercianti (in gran parte veneziani e genovesi), si spartivano il fiorente mercato, fino a quando non sono stati istituiti i primi mulini di fabbricazione della carta in Italia nel 1276.

Dal momento che la carta era considerata un bene di lusso, la tradizionale pittura ad acquerello occidentale è stata di lenta evoluzione. La maggiore disponibilità di carta dal XIV secolo ha consentito la possibilità del disegno come attività artistica. Così artisti come Leonardo da Vinci e Michelangelo ha cominciato a sviluppare disegni come uno strumento di pratica e di registrazione delle informazioni. Albrecht Durer (tedesco, 1471-1528) è tradizionalmente considerato il primo maestro di acquerello perché le sue opere sono state  come studio preliminare per altre opere. Nel corso dei successivi 250 anni molti artisti diversi come Peter Paul Rubens (fiammingo, 1577-1640), Anthony van Dyck (fiammingo, 1599-1641) e Jean Honore Fragonard (francese, 1732-1806) hanno continuato ad utilizzare acquerello come mezzo di disegno e di sviluppo di composizioni.

Albrecht Dürer, Ala sinistra di un blu Roller (c.1500 o 1512). Acquerello e guazzo su pergamena, con biacca.pollici 7 11-16 × 7 7-8

Albrecht Dürer, Ala sinistra di un blu Roller (c.1500 o 1512). Acquerello e guazzo su pergamena, con biacca.pollici 7 11-16 × 7 7-8

Con la produzione di documenti di qualità superiore, alla fine del secolo XVIII, la prima scuola nazionale di acquerellisti è sorta in Gran Bretagna. La tradizione è iniziata con disegni topografici ad acquerello che proliferavano nel tardo Seicento e primo Settecento. Questi rendering comprendevano l’identità visiva dei porti di mare così come il paesaggio circostante. Nel 1768, la topografia influente fondò la Royal Academy che ha incoraggiato gli acquarellisti a sviluppare le applicazioni della tecnica. L’acquerellista di maggior talento di questo periodo è stato Joseph MW Turner (inglese, 1775-1851) che diventerà poi uno dei più grandi pittori del XIX secolo. I suoi paesaggi contemplativi sono stati influenzati enormemente  decine di artisti nel corso dei successivi decenni. Lo sviluppo della tecnica dell’acquerello è andata di pari passo all’evoluzione ed al progresso della scuola britannica degli acquerellisti. Nel 1780, una società britannica ha iniziato la produzione di carta realizzata appositamente per acquarellisti trattata con particolari tecniche per evitare, con i lavaggi, di sprofondare nelle fibre della carta.

  Redazione   29 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

L’invenzione della gloria nei disegni di Canova

canova amore e psiche

Negli spazi del Teatro del Falcone di Genova va in scena la gloria di Canova. Un’esposizione di settantaquattro disegni provenienti dalla raccolta del Museo Civico di Bassano del Grappa.

I disegni sono stati selezionati da Giuliana Ericani, già Direttrice del Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa, tra i 1800 circa che costituiscono la più grande raccolta al mondo di grafica di un artista, donata a metà Ottocento all’appena inaugurato Museo Civico di Bassano da Giambattista Sartori Canova, fratellastro ed erede universale di Antonio Canova. Il fondo bassanese è costituito da 10 grandi album e 8 taccuini non omogenei nella struttura, comprendenti fogli di differenti dimensioni, da più di 500 ad una decina di millimetri, disegni finiti di accademia e schizzi di getto, progetti interi e parziali per bassorilievi in gesso e grandi sculture a tutto tondo.

I disegni esposti in mostra sono accompagnati da modelli e bozzetti in terracotta e in gesso e da dipinti dell’artista provenienti dalle raccolte bassanesi e dell’Accademia Ligustica, oltre che da incisioni fatte eseguire da Canova per illustrare le proprie opere scultoree.

Alla Maddalena penitente (1790 – 1796), l’unica opera di Canova ad essere conservata a Genova e attualmente esposta a Palazzo Tursi, è dedicata in mostra una sezione che ripercorre il lungo iter di invenzione ed esecuzione del famoso marmo, con l’esposizione del disegno e del bozzetto preparatorio, proponendone anche le rocambolesche ed in parte finora inedite vicende di collezionismo che portarono la statua da Parigi a Genova.

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Una scelta espositiva che offre un quadro storico ineguagliabile dell’Europa tra Settecento ed Ottocento, chiarendo il ruolo di Canova come primo artista della modernità. La mostra affronta con chiarezza lo studio del disegno di Canova da due punti di vista. Da una parte quello stilistico, affrontando le sue caratteristiche e il rapporto di Canova con gli artisti contemporanei; dall’altro quello della prima idea per l’opera realizzata.

Metamorfosi, nel suo lavoro di qualità di affiancamento di prestigiose istituzioni culturali, con questa mostra continua così una proficua collaborazione col Museo Civico di Bassano del Grappa, volto a valorizzare lo straordinario patrimonio culturale lì conservato.

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Le sezioni della mostra

La prima sezione della mostra (“Il disegno di Antonio Canova”) seleziona dall’intera produzione grafica i fogli esplicativi della varietà del suo segno e dei modi della progettazione. Le parole di Cicognara (1822), «solea gittare in carta il suo pensiero con pochi e semplicissimi tratti, che più volte ritoccava e modificava», costituiscono la traccia per la comprensione dei disegni dei taccuini a matita, ma talora a penna, con un segno che ritorna più volte su se stesso ad indicare l’urgenza del pensiero. Fra i disegni esposti, e particolarmente Interessante per la comprensione dello sviluppo del disegno canoviano, è il foglio preparatorio per la Venere Italica.

La seconda sezione (“Canova e lo studio dell’antico”) include i disegni di statue antiche eseguiti da Antonio Canova a Roma e a Firenze, contenuti in diversi album della raccolta bassanese. Vi sono compresi ben 25 disegni dei due celeberrimi gruppi scultorei dei Colossi di Montecavallo, interpretati come Castore e Polluce o Alessandro e Bucefalo, ritenuti dallo stesso Canova espressione di un canone geometrico perfetto e, al tempo stesso, semplice e universale. In esposizione il disegno del cosiddetto Antinoo del Belvedere e i disegni di due tra le opere più sensazionali di Musei Capitolini, la coppia dei Centauri, uno giovane e l’altro vecchio, detti “Furietti”, e il disegno del Gladiatore Borghese, uno dei più importanti capolavori di statuaria antica presenti nella collezione Borghese. Insieme ai disegni dei Dioscuri e all’Antinoo del Belvedere, anche il disegno del Torso del Belvedere, il più studiato tra i disegni di Canova relativi all’approfondimento dell’antico, massima espressione dello stile “severo” della statuaria classica, per le tensioni muscolari, le esuberanze anatomiche e delle proporzioni.

canova

La terza sezione (“Antonio Canova e i grandi del suo tempo”) espone fogli con disegni che costituiscono “pensieri” o “prime idee” o “progetti” per opere in marmo realizzate o anche solo eseguite nei modelli in gesso per i protagonisti della storia italiana, europea e mondiale tra Settecento ed Ottocento. Vi compaiono i disegni per i monumenti e le sculture di Clemente XIII e Clemente XIV, Napoleone Bonaparte, Maria Luisa d’Asburgo, Maria Cristina d’Austria, Carlo III e Ferdinando IV di Borbone, George Washington, Vittorio Alfieri, Orazio Nelson, Paolina Borghese Bonaparte, opere commissionate da Giorgio IV re d’Inghilterra, Joséphine Beaurnhais Bonaparte e Pio VII. Il pubblico potrà confrontare i progetti con le opere realizzate, grazie alle acqueforti fatte eseguire da Canova in un’impresa di documentazione e promozione delle proprie opere, che ha le caratteristiche di una campagna acquisti di assoluta modernità.

Informazioni utili

Canova. L’invenzione della gloria

Data Inizio: 16 aprile 2016
Data Fine: 24 luglio 2016
Costo del biglietto: 10.00 euro; Riduzioni: 8,00 euro
Prenotazione:Facoltativa
Luogo: Genova, Teatro del Falcone di Palazzo Reale
Città: Genova
Provincia: GE
Regione: Liguria
Orario: da Martedì a Sabato ore 10,00 – 19,00Domenica e festivi ore 14,00 – 19,00chiuso il Lunedì
Telefono: 0102710286

  redazione   29 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

Le rare carte di Tiepolo si concentrano in Friuli

tiepolo(2)Grazie alle ricerche di Knox abbiamo la certezza di quanto in realtà siano rari i disegni giovanili a gesso bianco e nero di Giovanni Battista Tiepolo. Effettivamente soltanto il grande “nudo virile seduto” della Staatsgalerie può essere associato ad una delle prime opere dell’artista, il Martirio di San Bartolomeo di San Stae del 1722. Appaiono invece differenti i disegni sui “tre nudi” del Museo Civico di Udine, dei quali oggi è stata accettata una datazione attorno al 1720, mentre il solo foglio “angeli cantori e musicanti” che fa da bozzetto alla decorazione alla cappella del Sacramento del Duomo di Udine del 1726, documenta con precisione l’attività friulana dell’artista, che ad oggi manca di un preciso fondamento, se non per i disegni rinvenuti se escludiamo le copie dei disegni di Giovanni Raggi e Francesco Guardi, conservate nel primo taccuino di Berlino.

 

giambattista_tiepolo_figure_femminili_e_piccolo_zefiro_sulle_nubi_galleryCertamente più interessante è il ritrovamento di alcuni fogli di Tiepolo facenti parte di uno smembrato taccuino per gli appunti, che per ragioni stilistiche e per confrontarli con gli affreschi del Palazzo Patriarcale di Udine, con i quali molti di essi sembrano avere una certa appartenenza data dall’esperienza friulana dell’artista.
I fogli appartengono oggi a varie collezioni, ma la loro provenienza dal taccuino è certa. Essi sono appunto caratterizzati dalla stessa tecnica con tratto a gesso bianco e nero, sulla medesima carta ruvida senza filigrana, piuttosto grezza, di colore camoscio tendente al grigio.
Le misure dei fogli variano su entrambe i lati, da un massimo di 304 mm ad un minimo di 209 mm, poiché sono stati sottoposti a tagli e riduzioni dopo il loro smembramento dal taccuino originale, avvenuto per strappo lungo il margine centrale.Giambattista-Tiepolo-Avvocato-veneziano-alla-sua-scrivania-1755_1760-National-Gallery-of-Art-Washington-Ailsa-Mellon-Bruce-Fund

 

Dopo quest’operazione i fogli hanno preso due destinazioni differenti: un gruppo di essi è confluito nelle collezioni del Conte Giacomo Carrara di Bergamo durante la prima metà del ‘700, e da queste, per lascito all’Accademia di Carrara dove tutt’ora si trovano. Il secondo gruppo è costituito dai disegni che oggi si trovano in parte in due collezioni private, e per il resto al Fogg Museum of Art di Cambridge. Questi fogli si distinguono dalla scritta espositiva “piazzetta” che si trovano sul margine superiore, e dai numeri sul margine inferiore a destra, il più alto dei quali attesta che questa seconda parte del taccuino, evidentemente smembrato prima dell’acquisto di alcuni disegni da parte del Conte Giacomo Carrara, era composto da 29 fogli, e un’ultimo foglio (K), appartenente alla collezione Marignane di Montecarlo, che però non riporta numerazione.

  Redazione   28 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

Tre secoli di collezioni su carta in asta da Sotheby’s

Stefano della Bella FLORENCE 1610 - 1664 RECTO: CARICATURE: A NIGHT WATCH; VERSO: THREE DWARFS IN CONVERSATION Pen and brown ink and grey wash, over black chalk (recto); Black chalk (verso); bears old attribution, in red chalk, verso: S. Della Bella 160 by 270 mm

Stefano della Bella
FLORENCE 1610 – 1664
RECTO: CARICATURE: A NIGHT WATCH; VERSO: THREE DWARFS IN CONVERSATION
Pen and brown ink and grey wash, over black chalk (recto);
Black chalk (verso);
bears old attribution, in red chalk, verso: S. Della Bella
160 by 270 mm Asta

Il 5 e 6 luglio 2016 la casa d’ asta Sotheby’s propone due lotti di disegni facenti parte della grande collezione dello studioso Paul Adolphus Oppè. Egli ha condotto lo studio dei disegni britannici come una ricerca scientifica. Era uno dei pochi primi collezionisti in Inghilterra di opere su carta nel corso del primo quarto del XX secolo, incluso Laurence Binyon, Randall Davis ( 1866-1946 ) e Thomas Girtin ( 1874-1961 ).

Jacopo Negretti, called Palma Il Giovane VENICE CIRCA 1548 - 1628 JUNO Pen and brown ink and wash, heightened with white, over black chalk, squared for transfer in black chalk; inscribed, centre right: Lumi(?) and bears old attribution, lower right: Palma; bears Sagredo numbering (L.2103a) on the mount in pen and brown ink, recto: G.P. no. 180. and verso: G.P. no: 298

Jacopo Negretti, called Palma Il Giovane
VENICE CIRCA 1548 – 1628
JUNO
Pen and brown ink and wash, heightened with white, over black chalk, squared for transfer in black chalk;
inscribed, centre right: Lumi(?) and bears old attribution, lower right: Palma;
bears Sagredo numbering (L.2103a) on the mount in pen and brown ink, recto: G.P. no. 180. and verso: G.P. no: 298

Paul Oppè fu un collezionista di disegni e studioso . Era il figlio di Siegmund Armin Oppé e Pauline Jaffé . Ha frequentato la St. Andrews University e il New College di Oxford, dove si è specializzato in old masters. Dopo la laurea, è stato nominato assistente di un professore di greco nel 1902 a St. Andrews , avanzando a docente nel 1904 e docente di storia antica presso l’Università di Edimburgo . Nel 1904 ha iniziato la raccolta di disegni, a cominciare da J. S. Cotman venduta a lui da Herbert Horne. Questo è cresciuto dopo il suo matrimonio in una vasta collezione opere su carta che includevano fra’ Bartolomeo, Giovanni da Udine, Barocci, Veronese,  Poussin, e Claude Lorrain.

Agostino Carracci BOLOGNA 1557 - 1602 PARMA DESIGN FOR A FAN WITH OSTRICH FEATHERS AND A MEDALLION WITH A PORTRAIT OF A WOMAN - Pen and brown ink over red chalk

Agostino Carracci
BOLOGNA 1557 – 1602 PARMA
DESIGN FOR A FAN WITH OSTRICH FEATHERS AND A MEDALLION WITH A PORTRAIT OF A WOMAN – Pen and brown ink over red chalk

La prima sessione (lotti 1-154 ) sarà costituita dall’ultima parte restante della famosa collezione assemblata nella prima metà del 20 ° secolo. La più grande sezione britannica della collezione Oppé fu acquistata dalla London Tate Gallery qualche anno fa, ma la famiglia ha mantenuto una selezione dei loro antichi maestri continentali preferiti, tra cui un magico, minimalista paesaggio romano di Claude Lorrain, un importante foglio di studio di Paolo Veronese per uno dei suoi incarichi più significativi, e altri eccezionali disegni di diversi artisti come Watteau, Carracci, Tiepolo e Guercino. Caricatura e satira sono stati temi molto cari ad Oppè, e la vendita include importanti caricature, come  Agostino Carracci, e una splendida serie di rappresentazioni vivaci di Stefano della Bella con alcuni nani che trascorrono il loro tempo in vari modi.

Sir Peter Lely SOEST 1618 - 1680 LONDON PORTRAIT OF THE ARTIST’S SON, JOHN LELY (1668-1728) Black and coloured chalks, heightened with white

Sir Peter Lely
SOEST 1618 – 1680 LONDON
PORTRAIT OF THE ARTIST’S SON, JOHN LELY (1668-1728)
Black and coloured chalks, heightened with white

Nella seconda sessione della vendita i punti salienti sono incentrati su cinque secoli di arte europea, a partire dai disegni di Peter Lely, tra cui uno degli unici due autoritratti esistenti e documentati della sua produzione, assieme ai ritratti di moglie e figlio che sorprendentemente sono rimasti in possesso della famiglia per più di tre secoli. In consegna di vendita c’è anche uno splendido ritratto di Ingres del giovane John William Montagu, forse il più bello fra tutta la serie dei suoi ritratti.

Andando indietro nel tempo abbiamo in asta una serie di opere del XIV secolo quali disegni fiorentini, che raramente si trovano in asta, o un capolavoro fiammingo del grande Stradano, commissionatogli dalla casata Da Medici da Cosimo nel 1563, per decorare la sala Grande di Palazzo Vecchio.

Relativi al XVII secolo saranno disponibili una serie di disegni del Guercino, con i primi studi effettuati per la costruzione dei primi affreschi della Cattedrale di Piacenza. Del XVIII secolo c’è un’interessante raffigurazione di Fragonard della sua visione in merito a “L’ispirazione dell’artista”, e infine all’interno della selezione britannica possiamo trovare dei favolosi disegni di Thomas Girtin e sette eccellenti acquerelli di JMW Turner che illustrano tutta la sua carriera. Durante l’ asta prevista per il 5 luglio verrà proposta solamente la selezione della Sessione 2.

Giovanni Domenico Tiepolo VENICE 1727 – 1804 A CENTAUR AND SATYR ON A ROAD, WITH TWO NYMPHS BEING ABDUCTED Pen and brown ink and wash, over traces of black chalk; bears numbering, upper left: 117 184 by 267 mm

  Redazione   28 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

L’avanguardia surrealista di Escher a Palazzo Reale

Escher - Rebus 10

Escher – Rebus 10

Le opere grafiche di Escher sono celebri per l’uso fantasmagorico degli effetti ottici. Il campionario sviluppato da lui contempla le sorprese più spettacolari che vanno da illusionistici paesaggi, prospettive invertite, costruzioni geometriche minuziosamente disegnate e altro ancora, frutto della sua inesauribile vena fantastica, che incantano e sconcertano dando un ordinato appagamento alla vista. Nelle opere di Escher l’ambiguità visiva diventa ambiguità di significato, con la conseguenza che i concetti di positivo e negativo, corretto e scorretto sono intercambiabili. Traspaiono dall’opera e dalle invenzioni di questo artista i suoi molteplici interessi e le variegate fonti di ispirazione, dalla psicologia alla matematica, dalla poesia alla fantascienza.

Escher - Mobius Strip II

Escher – Mobius Strip II

Tra i suoi più grandi estimatori non c’erano però solo critici, artisti e appassionati d’arte, ma anche logici, fisici e matematici che vedevano nelle sue opere la rappresentazione di importanti principi della matematica e della geometria. Un risultato straordinario se si considera che Escher non era andato oltre l’istruzione matematica formale della scuola secondaria. Le implicazioni logiche, matematiche, geometriche e fisiche sono piuttosto variegate nel suo operato, basti osservare le mani che si disegnano, o i processi ricorsivi, quali l’Effetto Droste collegato a particolari montaggi di rotazione del piano, a volte collegate a questioni topologiche come la percorrenza di una superficie bidimensionale che si estende in uno spazio tridimensionale come il Nastro di Mobius. L’infinito derivante da un sentimento che va ad associarsi con le questioni matematiche, antecedenti alle geometrie frattali a sviluppo infinito, od il moto perpetuo e ancora i dischi di Poincarè. Escher spazia dimensionalmente con la fantasia, riesce a creare piani diversi che si incontrano, come in “rettili”, dove piccoli animali preistorici escono dal mondo bidimensionale di un libro, per poi farvi ritorno.

Escher - Rettili - Mott The Hoople (1969)

Escher – Rettili – Mott The Hoople (1969)

Prendendo avvio dalle radici Liberty della sua produzione, la mostra di Milano si sofferma sulle varie tappe della cultura figurativa, navigando gli aspetti impossibili delle sue bizzarre opere, ispirate alle architetture moresche e italiane e allo stesso tempo debitrici alla scienza e alla matematica ma specialmente alle avanguardie storiche europee a lui contemporanee. Con un’esposizione di oltre 200 opere, la mostra di Escher a Milano si profila come una delle mostre monografiche più complete e intriganti della stagione culturale milanese, con importanti prestiti e capolavori che ben illustrano il successo internazionale di Escher e della sua grafica.

ESCHER a Palazzo Reale dal 24.06.2016 al 22.01.2017

per info e costi visita palazzorealemilano.it

 

  Redazione   27 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

Inchiostri, grafite, sanguigne. Il magma dei Disegni di Vedova a Venezia

Emilio Vedova

Emilio Vedova

Magazzino del Sale, Venezia. I disegni di Emilio Vedova sbarcano in laguna in occasione del decennale della scomparsa dell’artista. La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova presenta dal 29 maggio al 1° novembre 2016 la mostra “Emilio Vedova Disegni” a cura di Germano Celant e Fabrizio Gazzarri.

L’esposizione è interamente dedicata alle opere su carta, realizzate da Emilio Vedova nella sua lunga e complessa vicenda artistica, dai primi esordi nel 1935 fino al 2006. Selezionate e provenienti dall’archivio della Fondazione che ne custodisce un corpo significativo e in gran parte inedito, le carte coprono l’intero percorso espressivo dell’artista. La mostra è stata concepita seguendo come principio le indicazioni del suo percorso linguistico dal figurale all’informe. Vedova era solito discutere del disegno quale parte fondante e anticipatrice dei dipinti, analizzandolo secondo la logica della compresenza tra tempo e tempo e spazio senza regole e chiusure, riflesso della sua attenzione al futurismo e alla sua energia propulsiva.

Emilio Vedova, Architettura Veneziana, San Salvatore, courtesy Fond. Emilio e Annabianca Vedova

Emilio Vedova, Architettura Veneziana, San Salvatore, courtesy Fond. Emilio e Annabianca Vedova

L’esposizione è strutturata in due sezioni.

Una prima sezione, con opere del periodo tra il 1935 e il 1940, che documenta gli studi e i primi sondaggi sulla rappresentazione e la registrazione del mondo. Rientrano nell’atmosfera della grande pittura veneziana e barocca, con cui si confronta. Ne vengono esposte le varie tecniche: dagli inchiostri ai pastelli, dai carboncini alla grafite e alle sanguigne; e vari soggetti dalle Architetture veneziane alle Storie dalla Bibbia, dagli autoritratti agli studi dai classici. La seconda sezione, con opere che vanno dal 1940 al 2006 è basata su una selezione di lavori che, prodotti nel primo dopoguerra, si liberano dalla rappresentazione e si affermano per un linguaggio spezzato e aggressivo, che guarda alle avanguardie storiche dal Cubismo al Futurismo.

Emilio Vedova

Emilio Vedova

Dal 1950 tale fare si traduce in un gesto immerso nella materia che fa sentire la presenza del soggetto stesso, l’artista. Negli anni Sessanta la superficie si impone come veicolo di luce e di spazio. Ospita un crepitio di segni e colori che fanno intuire lo scatenamento sensoriale ed emotivo di Vedova, che all’epoca produce i Plurimi 1962-1964, sculture multi-formali e aperte. Tale interesse per la frantumazione mette in discussione la dinamica dei pieni e dei vuoti, così da spingere il disegno verso una condizione atmosferica, senza confini e senza limiti. Un magma nebuloso che enuncia ulteriori sconvolgimenti interni, speculari alle vicende politiche del periodo 1966-1968. Si arriva così, dopo una sua pausa meditativa negli anni Settanta, ai disegni degli anni Ottanta, in cui il tratto si impone come progetto di un’evoluzione che, alla dimensione pura, aggiunge l’uso per la stesura dei teleri e la costruzione dei Dischi/Oltre e dei Tondi.

Per comunicare la visione magmatica e fluida del fare di Vedova, l’allestimento della seconda sezione è stato progettato da Celant come un insieme compatto e pieno, a formare un territorio costante di segni e di gesti, che si intrecciano e si mescolano tra di loro. L’idea è di testimoniare l’omogeneità e l’impatto energetico dell’artista e del suo costante e cangiante disegnare. Per arricchire la lettura della mostra in concomitanza all’insieme dei disegni, tramite la macchina progettata da Renzo Piano, nello spazio del Magazzino saranno movimentate due serie di teleri degli anni ’80, alcuni inediti.

Vedova Venezia

INFORMAZIONI UTILI

Emilio Vedova Disegni

Magazzino del Sale, Zattere 266
29 maggio – 1 novembre 2016
10.30-18 – chiuso martedì

  redazione   27 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

L’arte della bella scrittura – a Chiasso con Simonetta Ferrante

The fields in view, Scotland, 2014 libro d'artista in scatola 22x22x4,5 cm Guarda la gallery

La mostra al m.a.x. museo di Chiasso inaugurata il 21 maggio 2016 si inserisce nel filone della “grafica contemporanea”, ed è dedicata quest’anno a Simonetta Ferrante (1930), artista attiva da ben sessanta anni, che ha saputo distinguersi per un singolare percorso costantemente volto alla ricerca della memoria del visibile.
E’ questa la prima antologica dedicata a Simonetta Ferrante, che fin da giovane si intrattiene rapporti di lavoro e amicizia con i principali esponenti del circolo internazionale di grafici, designer e fotografi. La mostra affronta tutto il suo elaborato percorso: dai primi anni della formazione sino al 2016, mettendo in luce e a confronto il doppio background fra grafica, design, arte e calligrafia e andando a scoprire le tappe della sua ricerca in tutte le sue diverse tecniche e fasi.

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Simonetta Ferrante iniziò la sua attività in graphic design presso Max Huber e Pier Giacomo Castiglioni, poi frequentò su consiglio di Giovanni Pintori la Central School of Arts and Crafts di Londra, lavorando con Bob Noorda, poi con Bruno Munari, collaborando con Giovanna Graf e Carlo Pollastrini per i Supermercati Esselunga, Galgano, Fotorex, Elettrocarbonium, 3M-Minnesota, Mondadori, Rizzoli e DataControl.
Si dedicò in seguito all’incisione, alla pittura, al collage, ai libri d’artista, alle installazioni, e subì in particolare il fascino dell’arte calligrafica.

Simonetta Ferrante

Questi disparati ambiti sono collegati da uno scopo poetico artistico diretti allo studio del segno, del colore, del ritmo e della scrittura: fra grafica, design, arte e calligrafia.
Il percorso espositivo si articola secondo uno sguardo cronologico-tematico: partendo dal suo primo periodo di formazione alla Central School of Arts and Crafts di Londra ritroveremo manufatti grafici, disegni, carboncini e gessi che sono più vicini all’ambito del collage e della sperimentazione che Simonetta Ferrante con il tempo approfondì. In questo primo periodo si può osservare la sua passione per il disegno. Segue l’inizio della sua attività vera e propria di graphic designer, accompagnata da molti illustri incontri.

Un’altra sezione in mostra è dedicata alla grafica e illustratrice svizzera Giovanna Graf, che fra il 1961 e il 1971 ha condiviso lo studio con Simonetta Ferrante a Milano. Suoi manifesti, locandine, inviti e bozzetti per La Rinascente, per Teodora e altri marchi che si presentano in tutta la freschezza della sua coinvolgente grafica.

Alcune sale del m.a.x. Saranno dedicate all’esposizione dei libri d’artista di Simonetta Ferrante, delle incisioni, le sculture in carta e plexiglass, i dipinti a olio, i monotipi, i collage, le tecniche miste, gli inchiostri, le installazioni, le tempere e gli acquerelli. Potremo soprattutto godere del suo grande lavoro di ricerca effettuato sulle carte.simonetta-ferrante1

L’esposizione – accompagnata da un catalogo – La mostra gode del patrocinio di Aiap-Associazione italiana design della comunicazione visiva, e del Gruppo Calligrafia Ticino. Simonetta Ferrante – dal 21.05.2016 al 25.09.2016 con chiusura estiva del m.a.x. museo da lunedì 01.08 a lunedì 22.08.2016 compresi.

Per info e contatti visitare il sito http://www.centroculturalechiasso.ch/m_a_x_museo/simonetta-ferrante-1930-la-memoria-del-visibile-segno-colore-ritmo-e-calligrafie/

  Redazione   27 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

Al via la Milanesiana. La “vanità” raccontata (anche) nel Disegno

Con ben 50 appuntamenti, 100 ospiti internazionali e 6 mostre, ha aperto -fino al 18 luglio 2016- la diciassettesima edizione della Milanesiana. Il tema di quest’anno è la vanità, raccontata attraverso i meandri della letteratura, scienza, musica, arte, filosofia, cinema e teatro. Questo percorso interdisciplinare approda a  Milano, Torino e Firenze quali luoghi di incontro, condivisione e coinvolgimento col pubblico.

La Milanesiana spazia tra diversi saperi e avrà una ancora maggiore diffusione nella città, nelle sue biblioteche, teatri, centri culturali, università, luoghi dell’impresa. Sarà come sempre contraddistinta da una forte vocazione internazionale, confermandosi una finestra aperta sul mondo della letteratura, della musica, del cinema.

Tra gli ospiti  Jonathan Coe, Gao Xingjian, John Coetzee, Edward Carey, Péter Gárdos, Matthew Thomas, Ralf Rothmann, Uri Caine, Teju Cole, Fabrice Moireau, Carl Norac, Kamel Daoud, Jean-Jacques Annaud, Michael Cunningham, Michel Houellebecq, Ramin Bahrami.

Accanto a loro autori e artisti italiani come Alessandro Bergonzoni, Guido Maria Brera, Massimo Cacciari, Eva Cantarella, Teresa Cremisi, Francesco De Gregori, David Grieco, Franco Loi, Claudio Magris, Alberto Mantovani, Lorenza Mazzetti, Mogol, Morgan, Laura Morante, Edoardo Nesi, Nuccio Ordine, Moni Ovadia, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Toni Servillo, Giovanni Veronesi, Sandro Veronesi e altri ancora.

MOSTRE

La prima ad inaugurare, il 28 giugno a Milano, è Le vanità di Antonio Ballista, una mostra dei disegni del compositore e pianista. Ad ospitarla è la Sala dei 146 – The Bridge dell’Università IULM.
Seguono, sempre a Milano:
– presso la Galleria Antonia Jannone, la mostra degli acquerelli di
Fabrice Moireau dedicati alla Basilicata;
– presso il Salone centrale BPM, l’esposizione del capolavoro di
Jacopo da Valenza, “Cristo Benedicente”;
– presso il laboratorio Bertaiola, la mostra “I giganti” di Antonio
Maraini.

A Firenze invece, si parte il 2 luglio  con ”Un mondo parallelo” nella Tornabuoni Arte Contemporary Art, la mostra di disegni di Edward Carey, una delle voci più originali della narrativa inglese contemporanea e illustratore dei suoi stessi libri.

Torino apre le sue porte nella Reggia di Venaria Reale  inaugurando  l’8 luglio la mostra dedicata alle opere di Yuko Shimizu.

Yuko Shimizu

Yuko Shimizu

PROGRAMMA

Il programma vede nei primi giorni l’alternarsi di note jazz – suonate da Antonio Ballista – per Umberto Eco nella Chiesa di San Marco; presenze come quelle dello scrittore inglese Jonathan Coe, l’ungherese Peter Gardos e la candidata al Premio Strega Elena Stancanelli.

Si passa poi al 29 giugno, giorno dedicato al Nobel per la letteratura con la presenza di Gao Xingjiang e a Edward Carey, che leggeranno loro letture dedicate al tema di questa diciassettesima edizione del Festival.
Il 1 luglio è invece interamente dedicato ai primi 70 anni della casa editrice Neri Pozza con l’invertendo degli autori Matthew Thomas, Ralf Rothmann e Sandra Petrignani.
Il 2 luglio, con un prologo dello scrittore Sandro Veronesi, a salire sul palco sono il Premio Nobel sud-africano John  Coetzee e lo scrittore e fotografo Teju Cole, vincitore dell’Hemingway Foundation/PEN Award nel 2012.

In questa sezione cardine del Festival si sviluppano anche,  dal 27 giugno al 7 luglio, appuntamenti matinée, incontri pomeridiani e serate in diversi luoghi della cultura, delle istituzioni e dell’impresa milanesi. I temi vertono sulla poesia, musica, cinema, televisione e bellezza attraverso dibattiti, confronti e proiezioni di film.

VIAGGIO IN ITALIA

Martedì 5 luglio, La Milanesiana approfondisce la conoscenza della regione Basilicata: alle ore 12, presso la Galleria Antonia Jannone, inaugura la mostra degli acquerelli di Fabrice Moireau. Presenti con l’autore, Vittorio Sgarbi, il critico letterario Arnaldo Colasanti, Gianpiero Perri e Gerardo Travaglio.

Sempre il 5 luglio alle 17 presso il Salone centrale della Banca Popolare di Milano inaugura anche l’esposizione di un capolavoro dell’arte del ’500, per la prima volta esposto: il ”Cristo benedicente” di Jacopo da Valenza.

Il 6 luglio, alle 12, lo scrittore Premio Pulitzer Michael Cunningham dedicherà il suo intervento alla straordinaria città di Matera, proseguendo il discorso della Milanesiana sulla Basilicata.
La serata sarà invece dedicata alla filosofia con Massimo Cacciari e Michele Ciliberto, che parleranno della modernità (anche economica) di Machiavelli. Conclude il concerto di Michele Sganga.
Il 7 luglio presso il Museo Branca, Antonio Gnoli dialogherà con Francesco De Gregori.

ROSA MONOGRAFICA

Il 9 luglio, a partire dalle 14, un appuntamento omaggio a David Bowie, recentemente scomparso, attraverso le proiezioni, di Furyo di Nagisa Oshima, Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott e Absolute Beginners di Julian Temple.
Lo spazio musicale è affidato a Andy dei Bluvertigo. La serata si chiude con la proiezione del film L’uomo che cadde sulla terra, interpretato da David Bowie.

Continuano gli appuntamenti con filosofi, artisti, cantanti, scrittori, registi e ricercatori a Torino e a Firenze, con altrettante mostre, presentazioni ed incontri coi lettori fino al 18 luglio.

L’organizzatrice Elisabetta Sgarbi :“La Milanesiana 2016 si specchia e si moltiplica. Per nulla vanitosa, ha resistito a un anno difficile, riaffermando con determinazione il progetto di un sapere ampio, inclusivo di tutto, curioso, divertito. La Milanesiana tende sempre più ad assomigliare a una Wunderkammer in cui prevale il piacere della scoperta e del sorprendere

INFORMAZIONI UTILI

Diciassettesima edizione della Malesiana
Milano, Torino, Firenze
23 giugno – 18 luglio 2016

www.lamilanesiana.eu

  redazione   26 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto

Vincenzo Scamozzi a Vicenza. Il Rinascimento raccontato nei disegni di un grande intellettuale

Vincenzo Scamozzi

Vincenzo Scamozzi, Taccuino di viaggio da Parigi a Venezia, 1600. pianta, prospetto principale e sezione della basilica di St. Denis. Vicenza, Pinacoteca Civica, Gabinetto dei disegni e delle stampe.

Raffinati disegni di architetture, progetti e volumi storici. Il Palladio Museum di Vicenza inaugura una mostra dedicata all’ultimo dei grandi architetti del Rinascimento italiano: Vincenzo Scamozzi. In occasione del quattrocentesimo anniversario della morte del Maestro – avvenuta nella Venezia del 1616 – dal 25 maggio al 20 novembre, le sale del museo vicentino ospiteranno l’esposizione “Nella mente di Vincenzo Scamozzi. Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento”.

In epoca rinascimentale, per diventare architetti, solitamente si passava un periodo presso la bottega di un pittore, come avvenne nel caso di Piero della Francesca o del Bramante. Altre volte tra i blocchi di pietra di un cantiere, come nel caso di Andrea Palladio. Vincenzo Scamozzi, nella seconda metà del Cinquecento, inaugura una nuova via: figlio di un facoltoso impresario edile, è il primo architetto moderno a dare inizio alla sua formazione tra i libri della biblioteca. I progetti di Scamozzi sono architetture fondate su una rigorosa visione teorica, capace di includere conoscenze nuove, direttamente da mondi e culture diverse, partendo dalla tradizione gotica e dagli stimoli delle nuove scienze.

L’obbiettivo della mostra al Palladio Museum – progetto condiviso con il Candian Centre for Architecture di Montreal in collaborazione con Stiftung Bibliothek Werner Oechslin di Zurigo – è di raccontare come Scamozzi concepiva le proprie architetture. Il visitatore è invitato in un viaggio attraverso i volumi della biblioteca personale dell’architetto vicentino (ritrovati in biblioteche e collezioni italiane ed europee con un lungo lavoro di ricerca da parte della studiosa americana Katherine Isard) e i suoi disegni di architettura.

Fra questi, saranno in mostra il celebre foglio con il progetto del duomo di Salisburgo (1607), che rientra per la prima volta in Italia dalle collezioni del Canadian Centre for Architecture di Montreal, e l’album di disegni di cattedrali gotiche francesi che Scamozzi, primo fra tutti gli architetti rinascimentali, realizzò durante un viaggio fra Parigi e Venezia nell’anno 1600. Un ricco apparato di modelli tridimensionali e animazioni video accompagnano anche il pubblico non specialista alla conoscenza del mondo del grande Scamozzi.

Vincenzo Scamozzi

Villa Molin alla Mandria, Padova. Fotografia di Vaclav Sedy

Vincenzo Scamozzi è considerato l’ultimo dei grandi architetti del Rinascimento, stretto fra la tradizione trionfale della generazione di Palladio e il mondo nuovo di Galileo Galilei. Cerca una propria dimensione in una visione dell’architettura come pratica razionale, attenta agli aspetti funzionali, all’economia dei mezzi, ma anche a un nuovo rapporto con il paesaggio, producendo capolavori come la Rocca Pisana di Lonigo, il teatro di Sabbioneta, le Procuratie Nuove in piazza San Marco a Venezia.

INFORMAZIONI UTILI

Nella mente di Vincenzo Scamozzi. Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento

Palladio Museum, Vicenza

Dal 25 maggio al 20 novembre 2016

www.palladiomuseum.org

  redazione   25 Giu 2016   Artisti, Blog   0 Comment Leggi tutto
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