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WOPART, Lugano 20-23 Settembre 2018

Il Novecento di Afro e Pascali, il contemporaneo di Montanino e Catalani. Lo Studio d’Arte Campaiola a WopArt 2017

PINO PASCALI Lettere 1964pittura su cartone cm. 36x48

PINO PASCALI Lettere 1964pittura su cartone cm. 36×48

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Lo Studio d’Arte Campaiola è stato aperto a Roma nel 1964. In oltre cinquant’anni di attività ha allestito mostre monografiche dedicate al lavoro dei principali artisti italiani del  primo e secondo Novecento tra i quali Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Pino Pascali, Emilio Vedova. Oltre a svolgere un lavoro di ricerca sul XX Secolo, la Galleria collabora ed esegue progetti site specific con gli artisti contemporanei Jenny Boot, Massimo Catalani e Veronica Montanino.

JENNY BOOT Lisa 2015photo cm. 120x80

JENNY BOOT Lisa 2015photo cm. 120×80

Progetto presentato in fiera

Il progetto espositivo per Wop Art prevede una sezione dedicata a due artisti italiani protagonisti con dinamiche diverse del secondo Novecento quali Afro Basaldella e Pino Pascali – che saranno rispettivamente rappresentati con quattro opere ciascuno – ed una sezione dedicata ad alcuni lavori appositamente realizzati per l’evento da Massimo Catalani e Veronica Montanino unitamente alle fotografie di Jenny Boot.

Sito web della galleria: http://www.campaiola.it/

AFRO (BASALDELLA) Racconto 1969tecnica mista su carta intelata cm. 51x64,3

AFRO (BASALDELLA) Racconto 1969tecnica mista su carta intelata cm. 51×64,3

VERONICA MONTANINO Senza titolo 2017smalti, pennarelli, matita e collage su carta cm. 70x50

VERONICA MONTANINO Senza titolo 2017smalti, pennarelli, matita e collage su carta cm. 70×50

  redazione   21 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Il Novecento di Afro e Pascali, il contemporaneo di Montanino e Catalani. Lo Studio d’Arte Campaiola a WopArt 2017 Leggi tutto

Un continuum di energie tra vita e morte. Un “poker” su carta per MLB gallery a WopArt 2017

Mario Cresci - aprés Penn Picasso, 2015. Courtesy of MLB gallery

Mario Cresci – aprés Penn Picasso, 2015. Courtesy of MLB gallery

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Maria Livia Brunelli, curatrice con specializzazione e master in arte contemporanea, e Fabrizio Casetti, ingegnere eclettico, sono l’anima della MLB, l’unica home gallery italiana aperta tutto l’anno con orari fissi, da scoprire lasciandosi affascinare dalle lanterne davanti al portone e trovando il coraggio di suonare al campanello. La MLB si trova nel cuore di Ferrara, in un suggestivo palazzo rinascimentale davanti al Castello. E’ una casa–galleria in cui il confine pubblico–privato è segnato da un piccolo corridoio costeggiato da orchidee: grande è l’emozione per il visitatore quando entra nella camera da letto, tappezzata di opere d’arte.

Cesare Pietroiusti l’ha definita una “galleria relazionale”, forse perché la passione della sua fondatrice per l’arte contemporanea arriva a “contagiare” anche i “non addetti ai lavori”. Fino a trecento sono infatti le presenze alle inaugurazioni delle mostre, progetti site specific ispirati alle esposizioni del vicinissimo Palazzo dei Diamanti, che richiedono almeno un anno di preparazione, e che coinvolgono l’intera città prolungandosi in spazi museali e urbani.
MLB si avvale di una rete internazionale di curatori, e collabora con gallerie italiane e straniere, come la Hilger Contemporary di Vienna, la galleria Continua di San Gimignano e Studio La Città di Verona. Promuove con tenacia e passione i suoi artisti in contesti museali e in fiere internazionali (Basilea, Bruxelles, Miami), in uno stimolante confronto con personalità di spicco nel mondo dell’arte, da Pierluigi Sacco a Lóránd Hegy, da Francesco Bonami a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

La MLB home gallery nasce nel gennaio del 2007, in concomitanza con ArteFiera di Bologna. Da allora, in coincidenza con manifestazioni di spicco per la città e il territorio, come l’inaugurazione di mostre presso il vicino Palazzo dei Diamanti, viene chiesto agli artisti di elaborare progetti appositi legati tematicamente a questi eventi, attualizzandoli. Si tratta di progetti site specific che richiedono anche un anno di preparazione, e che coinvolgono spesso l’intera città.
Ad esempio, in occasione della mostra di Turner a Palazzo dei Diamanti, la MLB ha realizzato la mostra del fotografo giapponese Masuyama, che ha ripercorso tutte le tappe del viaggio in Italia di Turner. Durante il Festival Internazionale a Ferrara, incentrato su tematiche socio-politiche di grande attualità, la città è stata invece popolata dai monumentali animali in via di estinzione di Stefano Bombardieri, con la rassegna Faunal Countdown.

MORTE Anatra vivaAnatra morta - Penna biro su carta applicata su legno con vetrocamera e acqua colorata, 40x40 cm, 2014

Marcello Carrà, MORTE Anatra vivaAnatra morta – Penna biro su carta applicata su legno con vetrocamera e acqua colorata, 40×40 cm, 2014

Progetto portato in fiera e Descrizione di una o più opere presentate in fiera 

La MLB Maria Livia Brunelli propone per WOPART 2017 quattro artisti che realizzano opere su carta molto particolari, uniti da un progetto curatoriale sul tema del continuum di energie tra vita e morte.

Se la fotografia era nata a fine Ottocento per rappresentare il mondo, Mario Cresci, definito il fotografo “il più vicino agli esperimenti degli artisti concettuali”, cerca in essa uno strumento di contrapposizione alla realtà, concentrandosi non tanto sul soggetto, quanto sui margini di indagine del mezzo fotografico e sulle ulteriori potenzialità del suo linguaggio espressivo. L’autore prende a riferimento alcune opere d’arte storiche, tele, ritratti, dipinti, fotografie, appartenenti a epoche diverse e le colora, le stropiccia, le snatura. Nelle interazioni di queste con la luce e dai giochi che ne derivano si sfoga la tensione dell’artista di una ricerca verso ciò che trascende l’essere, fedele al suo credo, secondo cui l’immagine immortalata non è il fine dell’opera, ma il mezzo per sviluppare un’indagine più profonda, come nell’intenso ritratto di Pablo Picasso, che torna “vivo” grazie all’intervento di Mario Cresci, che ridà tridimensionalità all’occhio dell’artista spagnolo attraverso l’applicazione di un secondo ritratto accartocciato.

Silvia Camporesi propone due lavori del nuovo progetto “Mirabilia”, e mette a confronto in un dittico due immagini: un castello di sabbia, che evoca l’infanzia, ricordi estivi di giornate al mare con i propri familiari; e una cava di marmo, che evoca invece la dimora dopo la morte del corpo. Due figure geometriche dal forte simbolismo che legano l’inizio della vita alla sua fine corporale. In esposizione anche fotografie angolari intagliate e stampe in bianco e nero colorate a mano, per ridare nuova vita con la tridimensionalità o la colorazione manuale a luoghi ed edifici abbandonati da anni che questa vita l’hanno persa, luoghi ricchi di fascino ma che rappresentano un’Italia invisibile perché sconosciuta, come emerso dalla mappatura realizzata nelle varie regioni italiane di “Atlas Italiae”. Un’artista quindi che usa la fotografia con modalità concettuali.

Silvia Camporesi, Cava di sale, Mirabilia, cm 60x80

Silvia Camporesi, Cava di sale, Mirabilia, cm 60×80

Mustafa Sabbagh, nella recente serie “Candido”, già esposta in una grande antologica a lui dedicata allo spazio ZAC di Palermo (lo stesso spazio in cui ha esposto Herman Nitsch e che prossimamente ospiterà Manifesta 2018), ci presenta bambini con le mani macchiate di colore. Sangue o tempera, non è chiaro, ma la loro espressione è innocente, i loro sono giochi candidi, perché i bambini sono puri, incontaminati, e gioiscono delle loro impronte rosse. La loro fragilità li scagiona da ogni eventuale colpa. Sabbagh, italo-palestinese, già assistente di Richard Avedon e docente alla Saint Martins di Londra, dopo essere divenuto noto a livello internazionale per le sue foto di moda, ha deciso di abbandonare il mondo patinato delle riviste per svelare tutto ciò che sta dietro una perfezione apparente, mettendo in luce fragilità e imperfezioni: così le sue spettacolari nature morte fiamminghe rivelano impercettibili sfioriture, mentre gli esseri umani da lui ritratti sono mascherati per rivelarne la loro più intima natura, o denudati nella loro essenza più autentica, fino a svelarne umanissimi difetti.

Mustafa Sabbagh, Candido_untitled_01, 2014 stampa fotografica lambda su dibond, 130x100 cm, ed.di 5+1 courtesy l’artista alta def

Mustafa Sabbagh, Candido_untitled_01, 2014 stampa fotografica lambda su dibond, 130×100 cm, ed.di 5+1 courtesy l’artista alta def

Marcello Carrà propone tre opere davvero incredibili: artista noto per i suoi lavori realizzati con maniacale pazienza a penna Bic, ha incapsulato tre opere in altrettanti quadrati e, tramite il vetrocamera, ha inserito tra l’opera e il vetro una quantità ben precisa di acqua con un colorante nero. Le opere sono girevoli, perché fissate su parete tramite una vite. Ogni opera ha un doppio disegno che si svela solo capovolgendo il quadrato: sopra la vita, sotto la morte; dalla costruzione umana, al regno animale e a quello vegetale. La natura morta caravaggesca nel pieno della sua bellezza diventa, ruotando l’opera,  il suo corrispettivo “memento mori” senza più vita.

VITA Canestro di fruttaCanestro di frutta con insetti - Penna biro su carta applicata su legno con vetrocamera e acqua colorata, 40x40 cm, 2014

Marcello Carrà, VITA Canestro di fruttaCanestro di frutta con insetti – Penna biro su carta applicata su legno con vetrocamera e acqua colorata, 40×40 cm, 2014

Mostre e progetti in contemporanea durante la fiera di WopArt nella propria galleria

Contemporaneamente in galleria prosegue la mostra di Silvia Camporesi Atlas italiae. Tabula Ferrarense che presentando un focus sul territorio di Ferrara vuole concludere la fortunata serie di opere dedicate ai luoghi abbandonati d’Italia che ha indagato con spirito da grand tour alla scoperta delle rovine contemporanee. In mostra sono ospitate le immagini più significative del progetto in una serie speciale stampata in bianco e nero e poi colorata a mano. A Lucca, in una villa del Cinquecento, è in corso una doppia personale di Silvia Camporesi e Ketty Tagliatti in cui la meticolosa ricerca della Camporesi si specchia nelle impressionanti opere composte di migliaia di spilli della Tagliatti. Al museo MAAD è invece ospitata la mostra Indagine dell’imperfezione, in cui gli artisti Mustafa Sabbagh, Anna Di Prospero, Silvia Camporesi e Maurizio Camerani esplorano l’estetica dell’imperfetto.

Sito web della galleria: http://www.mlbgallery.com/

  redazione   21 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Un continuum di energie tra vita e morte. Un “poker” su carta per MLB gallery a WopArt 2017 Leggi tutto

Maestri Genovesi e Lombardi del XVI e XVII secolo. La ricerca colta di Creatini & Landriani a WopArt

ROBETTA Cristofano (1462 ca. - 1534 post), incisore. 1498circa Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore stampa a bulino 312 mm. x 305 mm.

ROBETTA Cristofano
(1462 ca. – 1534 post), incisore.
1498circa
Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore
stampa a bulino
312 mm. x 305 mm.

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Situata nel cuore della città di Sestri Levante, con i piedi nell’acqua della Baia del Silenzio, la Galleria CREATINI&LANDRIANI si propone come uno spazio dedicato ai dipinti, alle sculture ed ai disegni italiani antichi dal XIV° al XVIII° secolo.

La galleria si prefigge l’obiettivo di attrarre le nuove generazioni verso l’arte antica, coniugando cultura, mercato e passione in un percorso di accompagnamento e cura dei collezionisti. Pietro Landriani, milanese di nascita, ha scelto Sestri Levante per aprire la galleria come una sorta di scoperta di un territorio speciale che rappresenta un ideale punto di incontro fra il mare, la pianura e la montagna, dove si rinnova lo storico legame artistico e culturale fra Liguria e Lombardia. Qualità, curiosità ed entusiasmo sono le linee guida della galleria.

La provenienza delle opere è orientata, prevalentemente al ‘600 genovese con tutte le implicazioni che questo periodo così interessante porta con sé, commerci e relazioni importantissime con le Fiandre, la Spagna, la Francia e con le regioni italiane geograficamente più vicine come il Piemonte, la Lombardia, la Toscana e l’Emilia.

Progetto presentato a WopArt 2017

A WopArt la CREATINI&LANDRIANI presenterà una selezione di disegni dei più importanti maestri Genovesi del XVI e XVII secolo tra cui:

Giovan Battista PAGGI (Genova 1554 – 1627)
Lazzaro TAVARONE(Genova, 1556 – 1640)
Valerio CASTELLO (Genova, 1624 – Genova, 17 febbraio 1659)
Domenico PIOLA (Genova, 1627 – Genova, 8 aprile 1703)

e Lombardi come:
Daniele CRESPI (Busto Arsizio, 1598 – Milano, 19 luglio 1630)
Guglielmo CACCIA (Montabone, 9 maggio 1568 – Moncalvo, 1625)

Inoltre di Cristofano ROBETTA nato a Firenze nel 1462, divenuto orafo intorno al 1498 e ancora in vita nel 1535, presentiamo il bellissimo bulino l’ADORAZIONE DEI MAGI, un chiaro esempio dell’abilità dell’incisore di riprendere temi da più fonti e riversarli su un’unica lastra. L’idea generale deriva dall'”Adorazione dei Magi” di Filippino Lippi (1457-1504), tavola commissionata dai frati di San Donato in Scopeto per sostituire la mai terminata Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, che era stata ordinata nel 1481 e lasciata allo stato di abbozzo per la partenza del pittore per Milano.

DANIELE CRESPI
(Busto Arsizio 1598-1600 ca. – Milano 1630)
LA RESURREZIONE DI RAIMONDO DIOCRE’
Penna e inchiostro
210×270 mm
Provenienza: mercato antiquario
Bibliografia: inedito

Lo spontaneo aggrovigliarsi della penna permette di percepire con immediatezza di essere dinnanzi a uno dei primi progetti disegnativi attraverso cui Daniele Crespi arrivò alla messa a punto della composizione definitiva destinata alla scena raffigurante La Resurrezione di Raimondo Diocré, affrescata sotto uno degli archi ciechi che scandiscono l’unica grande navata della Certosa di Garegnano, nei pressi di Milano, dove il pittore lombardo fu all’opera nel 1629 anche sulle quattro campate della volta. L’ evento a cui assistette san Bruno di Colonia (circa 1033-1101), la cui vita si trova appunto illustrata, attraverso i fatti più salienti, sulle lunette delle pareti dell’edifico religioso menzionato, fu quello che determinò il suo ritirarsi a vita monastica. Durante la celebrazione del funerale dell’amico Raimondo Diocré, canonico della cattedrale di Parigi, il morto si sarebbe levato a sedere sulla bara pronunciando il giudizio di Dio sul suo operato. Ripetutosi lo spaventoso fatto anche nei due tentativi di celebrazione della funzione nei giorni successivi, il defunto avrebbe infine gridato la propria dannazione. L’esasperazione drammatica della scena, che si avverte ancora più forte nel groviglio lineare dal quale emerge la figurazione sul disegno in esame, e che trova il suo culmine nello sguardo allucinato del risorto, rievoca l’intensità espressiva della grande pittura lombarda di primo Seicento. Daniele Crespi si era infatti formato seguendo l’esempio dei grandi maestri dell’inizio del XVII secolo attivi a Milano e dintorni, Giulio Cesare Procaccini, Cerano e Morazzone e sin dai suoi esordi si era mostrato particolarmente abile come frescante.

DANIELE CRESPI (Busto Arsizio 1598-1600 ca. – Milano 1630) LA RESURREZIONE DI RAIMONDO DIOCRE’ Penna e inchiostro 210x270 mm Provenienza: mercato antiquario Bibliografia: inedito

DANIELE CRESPI
(Busto Arsizio 1598-1600 ca. – Milano 1630)
LA RESURREZIONE DI RAIMONDO DIOCRE’
Penna e inchiostro
210×270 mm
Provenienza: mercato antiquario
Bibliografia: inedito

La sua incredibile capacità e libertà inventiva è chiaramente apprezzabile nella serie di studi preparatori che accompagnano il prendere forma del racconto, tradotto poi in pittura. Il suo metodo disegnativo, illustrato da Giulio Bora in diversi contributi (si veda la bibliografia di riferimento), prediligeva il rapido schizzo a penna per fermare sulla carta le prime idee compositive, poi sviluppate in maniera pressoché definitiva su altri fogli attraverso un tratto meno sciolto e nervoso, più meditato. Anche le figure, per le quali ricercava sempre una certa verità e varietà di fisionomia ed espressione venivano studiate spesso separatamente avvalendosi di un medium più docile quale la matita rossa.

L’elaborazione dell’intensa scena affrescata a Garegnano fu analogamente preparata in più fasi: l’irruenza inventiva del nostro foglio si ritrova in un disegno oggi conservato presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ampiamente studiato e citato (inv. F 271 inf. N. 103; cfr. Bora 2003, pp. 98-99 e L. Facchin in Daniele Crespi 2006, pp. 298-299, scheda 57), che può pertanto essere considerato lo stadio di progettazione compositiva immediatamente successivo. La medesima furia della penna che contorna e restituisce corpo alle figure viene a essere però impegnata in una scena che inizia a farsi più nitida nella definizione dell’ambientazione e di alcuni dei personaggi che frastornati assistono all’evento, prima solo sommariamente accennati.

Il solo protagonista fu oggetto di studio in un foglio conservato presso le Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano (Bora 1984, p. 163, fig. 14). Il modello compositivo pressoché definitivo è stato invece riconosciuto in un disegno di collezione privata francese (Bora 2003, p. 98), delimitato in alto da una linea che evoca l’andamento della lunetta: la disposizione degli astanti dal sembiante sconvolto è sapientemente orchestrata intorno all’allucinato risorto, analogamente a come si vede nell’affresco. Vi fu però un passo indietro nella collocazione del catafalco dal quale si erge Raimondo, ritornando alla soluzione sperimentata nella prima fase disegnativa: il Crespi preferì infatti ruotarlo con uno degli spigoli verso lo spettatore, per raggiungere evidentemente un effetto più invasivo e dunque di maggiore impatto, coerentemente con l’intensità drammatica ricercata per raccontare il tremendo avvenimento.
Inoltre, anziché affidare a un cartiglio che dalla bocca del defunto si srotola sopra la sua testa, come si vede nel modello di collezione francese, le tre frasi pronunciate da quest’ultimo – Iusto Dei Iudicio Accusatus sum, Iusto Dei Iudicio Iudicatus Sum, Iusto Dei Iudicio Condemnatus Sum – vennero riportate, in fase pittorica, proprio sul lato antistante del sarcofago posto in maggiore evidenza. La redazione di numerosi studi disegnativi, per questa scena e per l’intero ciclo affrescato a Garegnano – la più vasta campagna decorativa sino ad allora commissionatagli – dimostra l’impegno e la capacità del Crespi di tradurre in immagine di immediata comprensione, e di notevole presa sullo spettatore, significativi eventi religiosi sancendo il suo successo come frescante. Tali affreschi anticipano di un solo anno quelli medesimamente eseguiti da Daniele Crespi a Pavia, riproponendo analoghe scene: il tono drammaticamente appassionato esemplificato dall’intenso schizzo qui presentato fu però smorzato da una più quieta narratività di matrice emiliana apprezzabile anche in un segno grafico più robusto ed essenziale (Bora 2003).

Domenico PIOLA
(Genova 1627 – 1703)
MADONNA DELLA MISERICORDIA
Matita rossa, penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato bruno
270×190
Filigrana: presente ma non identificata
Provenienza: mercato antiquario

Le fonti visionarie e letterarie dell’ideale e protettivo abbraccio del mantello della Madonna e, con esse, la produzione artistica collegata al tema, comparvero a partire dalla prima metà del Duecento con un successo devozionale ininterrotto nei secoli successivi.
L’opera certamente più celebre raffigurante questa fortunata iconografia mariana è il pannello centrale del grandioso polittico che Piero della Francesca eseguì negli anni sessanta del Quattrocento per la Compagnia della Misericordia di Sansepolcro dove un gruppo di devoti s’inginocchiano «tranquilli sotto la torre che li sovrasta di una tale gigantessa africana», come definì in maniera assai evocatoria Roberto Longhi la monumentale Madonna pierfrancescana.

Domenico PIOLA (Genova 1627 – 1703) MADONNA DELLA MISERICORDIA Matita rossa, penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato bruno 270x190

Domenico PIOLA
(Genova 1627 – 1703)
MADONNA DELLA MISERICORDIA
Matita rossa, penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato bruno
270×190

A partire dal 1536, anno in cui la Vergine mantellata apparve nel savonese a un povero contadino, Antonio Botta, l’immagine della Madonna della Misericordia, sul territorio ligure, venne a coincidere con quella della Madonna di Savona, scolpita nel 1560 da Pietro Orsolino per il santuario edificato nell’entroterra savonese proprio in conseguenza dell’evento visionario. Il modello iconografico codificato in quell’occasione, con la figura ritta in piedi e le braccia tese, lontano dai fianchi, a sollevare con i dorsi delle mani l’avvolgente manto, trattenuto sul petto da un fermaglio, si ritrova identico sino a Settecento inoltrato.
Piola, molto probabilmente dietro precisa richiesta dei committenti che, per l’inequivocabile presenza di confratelli con la loro tunica penitenziale al riparo sotto al manto della Vergine, dovettero essere membri di una compagnia dedicata alla Madonna della Misericordia, come già per Piero della Francesca, ritorna all’immagine devozionale di tradizione medievale, reinterpretandola in chiave tipicamente barocca, quale spettacolo visionario vissuto in prima persona dai devoti.

La figura della Vergine non sovrasta ieraticamente i fedeli ai suoi piedi ma si sporge verso questi, dall’alto della nuvola sulla quale prodigiosamente è apparsa, e il suo mantello è un fruscio di pieghe che li inonda.
Il segno grafico è veloce, filante, in straordinario dialogo sia con le macchie chiaroscurali che amplificano la sensazione di spazialità e movimento sia con il sintetico e preliminare schizzo a matita sottostante che riemergendo contribuisce all’effetto pittorico dell’insieme: la leggera ombreggiatura rossa che affiora delicatamente, e quasi casualmente, per esempio sul volto del confratello che sbuca in mezzo ai suoi compagni dinnanzi a lui, è una ulteriore nota di grande suggestione all’interno di una immagine dal forte impatto visivo.
E proprio quel viso così schematico nei suoi elementi costituivi e l’ansato tracciato della penna nella definizione dei drappeggi suggeriscono il prendere le mosse del giovane Domenico dalla tradizione disegnativa genovese.
Appena ventenne si era potuto infatti esercitare sotto la guida del più anziano fratello Pellegro, allievo di Gio. Domanico Cappellino, uno dei primi seguaci di Paggi che aveva accentuato proprio il fluire dei contorni disegnati e il chiaroscuro del suo maestro, il cui atelier fu poi frequentato anche dallo stesso Domenico (Ratti 1769, p. 30).

Il nostro disegno mostra però l’assestarsi del linguaggio di Piola verso una cifra più personale, altresì emancipatasi dalla suggestione dell’amico e compagno Valerio Castello a fianco del quale compì le prime importanti commissioni.

Un inedito turgore e vigore è quello che già si percepisce nello scorrere deciso della penna a fianco delle accentuate pennellate di inchiostro acquerellato e che lo pone in prossimità ai fogli databili nel settimo decennio del Seicento come La Madonna con Gesù Bambino e i Santi Antonio da Padova e Francesco della collezione di Palazzo Rosso (inv. D4547), accostata al dipinto nella chiesa della Ss. Annunziata di Spotorno, firmato e datato 1667 (Sanguineti 2004, p. 393, scheda I.50).
Il sapiente utilizzo che Piola seppe fare del mezzo grafico portò al superamento all’interno della sua bottega delle barriere delle specializzazioni operative, almeno sul piano della progettazione (Boccardo; Priarone 2006): per il mondo delle confraternite al quale la Madonna della Misericordia fu destinata fornì modelli per qualsiasi tipo di arredo o oggetto devozionale e liturgico, purtroppo oggi in gran parte disperso così come le sedi all’interno dei quali erano ospitati.
L’assenza di sfondo e l’accentuazione del plasticismo delle figure farebbe pensare a un bassorilievo, ma il formato verticale non permette di escludere che il disegno in esame possa essere stato invece tradotto in pittura.

LAZZARO TAVARONE
(Genova 1556 – 1641)
AMAN IN GINOCCHIO DAVANTI A ESTER
Penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato, biacca, carta azzurra, controfondato
132×144 mm
Provenienza: Amburgo, collezione G. J. Schmidt (Lugt 1168, sul recto, in basso a sinistra); mercato antiquario
Bibliografia: inedito

Nel 1617 Lazzaro Tavarone firma e data il grande riquadro centrale della volta del salone della villa suburbana di Franco Borsotto – oggi sede di un istituto religioso (Istituto delle Giannelline, salita Nuova Nostra Signora del Monte 5, Genova) – dopo averlo decorato con le storie bibliche di Giuda Maccabeo e del fratello Gionata (Parma 1999, pp. 367-370).
Carlo Giuseppe Ratti riportando le parole di Raffaele Soprani, circa «i lavori stupendi fatti nella villa di Terralba per la sala del signor Franco Borsotto» (Soprani 1674, p. 153), ricorda, contigue a questa, anche la sala di Ester e di Paolo (Soprani; Ratti1768, p. 145): sul piccolo ritaglio di carta colorata qui presentato troviamo disegnata una delle scene che il discepolo di Luca Cambiaso, come Tavarone stesso amava firmarsi, affrescò all’interno di uno di questi due ambienti racchiudendo entro cornici di finto stucco, affiancate da edicole con personaggi biblici su piedistalli, alcuni degli episodi salienti del libro di Ester, nel quale è narrato come tale regina di origine ebraica riuscì a salvare il suo popolo dallo sterminio.

LAZZARO TAVARONE (Genova 1556 – 1641) AMAN IN GINOCCHIO DAVANTI A ESTER Penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato, biacca, carta azzurra, controfondato 132x144 mm

LAZZARO TAVARONE
(Genova 1556 – 1641)
AMAN IN GINOCCHIO DAVANTI A ESTER
Penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato, biacca, carta azzurra, controfondato
132×144 mm

Intorno al riquadro centrale nel quale l’eroina veterotestamentaria, presentandosi in tutto il suo splendore dinnanzi al re persiano Assuero, che l’aveva scelta come sposa proprio per la sua straordinaria bellezza, ottenne da questi la promessa di accogliere ogni sua richiesta, ritroviamo l’antefatto e il lieto fine della storia.
Se sul lato nord la consegna del sigillo imperiale ad Aman segna l’inizio della sciagura incombente sul popolo ebraico, in quanto l’ottenuta onorificenza permise a tale perfido dignitario di corte di Assuero di firmare un editto con il quale ordinava la morte di tutti i Giudei del regno, sul lato opposto la richiesta di grazia dello stesso Aman prostratosi dinnanzi a Ester dopo che il re era venuto a conoscenza della congiura proprio grazie alla moglie, conduce al trionfo della giustizia e alla punizione del traditore (lato ovest).
Tavarone – e anche il suo committente – poté valutare l’effetto d’insieme di questo episodio attraverso la messa a punto sul nostro piccolo foglio della disposizione e delle movenze dei personaggi, suggerendo anche attraverso macchie di inchiostro e rialzi di biacca la partitura luministica che sarebbe andata a vivacizzare la semplicità compositiva della scena e la sobrietà di ambientazione, modificata rispetto al racconto dell’antico testamento che vedeva Aman sul divano con Ester (Ester 7).
Quasi totale fu poi l’aderenza a tale modellino grafico da parte di Tavarone e della sua équipe nel momento di trasporre ad affresco la figura della regina, elegantemente inarcuata in avanti, il disperato tentativo del traditore di ottenere la grazia appellandosi a lei e il ritorno nella stanza del re Assuero per pronunciare la definitiva condanna del suo consigliere.
L’artista affidò all’eloquente gestualità dei suoi personaggi sottolineata dal movimentato andamento delle linee di contorno fattesi ancor più animate dal chiaroscuro delle acquerellature – caratteristico del suo fare disegnativo ormai maturo – la facile e immediata lettura dell’immagine che avrebbe portato, congiuntamente alle altre scelte per la decorazione di questa sala, alla piena comprensione dell’intero racconto biblico e al messaggio politico lì contenuto.
Il padrone di casa, nobile nuovo che occupò varie cariche pubbliche fino a quella di Senatore, aveva infatti affidato al potere delle immagini di tradurre persuasivamente l’exemplum biblico, l’avvertita e cogente necessità di ribadire la difesa dell’autonomia politica della Repubblica genovese da ogni intromissione nemica – fosse stata questa da parte della Spagna, del Piemonte sabaudo e altresì delle congiure interne della nobiltà oligarchica – coltivando i valori di giustizia, fedeltà e buon governo (Gavazza 1974, pp. 72-84).
Tavarone fu un prolifico disegnatore tanto che è possibile seguire la progressiva definizione dei suoi progetti pittorici attraverso studi sia compositivi che di figura, quest’ultimi a matita su carta preparata.
Altri disegni sono stati messi in relazione con le Storie di Ester nella villa di Franco Borsotto (P. Boccardo in Boccardo; Priarone 2009, pp. 40-41, scheda 15) e fra questi un esemplare dello Staten Museum for Kunst di Copenaghen (Newcome 2004, pp. 60-61, scheda 27) risulta quasi sovrapponibile al nostro per dimensioni e tipologia ma con una conduzione lineare più allentata. Non ancora chiarita è la presenza della scritta a penna “Soldij f.” su quest’ultimo esemplare, comune anche ad altri quattro fogli tavaroniani della medesima collezione, che potrebbe fare luce sulla motivazione dell’esistenza di due disegni aventi un identico soggetto.
Nella seconda metà del Settecento il nostro disegno entrò a far parte della nutrita collezione amburghese di Gérard Joachim Schmidt che annoverava importanti fogli di illustri pittori cinque e seicenteschi tedeschi, fiamminghi e italiani quali Rubens, Van Dyck e Parmigianino, alcuni dei quali tradotti in incisione da Jean Théophile Prestel e raccolti nel volume Dessins des meilleurs Peintres des Pais Bas d’Allemagne et d’Italie du cabinet de Monsieur Gérard Ioachim Schmidt (Vienna 1779).

VALERIO CASTELLO
(Genova, 1624-1659)
DECOLLAZIONE DEL BATTISTA
Penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato,
190×280 mm
Filigrana: presente ma non identificata
Provenienza: coll. Edward Waldo Forbes
Bibliografia: inedito

Forte si percepisce, davanti a questo foglio, l’eco del dinamismo dell’azione appena conclusa: la testa del martire rotola verso il primo piano e i carnefici piegatisi risolutamente in avanti osservano il copioso fiotto di sangue che la spinge lontano dal corpo, nel frattempo accasciatosi su un fianco. Le figure femminili che confabulano sullo sfondo permettono di ipotizzare che sia la Decollazione del Battista la scena a cui abbiamo appena assistito. Una delle due sembrerebbe infatti trattenere a sé il piatto su cui il capo mozzato di Giovanni il Battista verrà poi adagiato, il dono per la sua apprezzata danza richiesto da Salomé al re Erode, dietro suggerimento della madre (Mc 6, 21-28).
Essendo il momento aurorale del processo di assestamento dell’immagine, l’artista ancora non si è preoccupato di inserire quei particolari che inequivocabilmente porterebbero all’identificazione della narrazione biblica. È il ritmo che vuole imprimere a questa ciò che conta mentre fa scorrere liberissima la penna sulla carta o il pennello, formando sbavate macchie chiaroscurali.

VALERIO CASTELLO (Genova, 1624-1659) DECOLLAZIONE DEL BATTISTA Penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato, 190x280 mm

VALERIO CASTELLO
(Genova, 1624-1659)
DECOLLAZIONE DEL BATTISTA
Penna e inchiostro bruno, pennello e inchiostro acquerellato,
190×280 mm

Ritroviamo le stesse forme sciolte e scattanti in alcuni disegni appartenenti alla prima maturità di Valerio Castello quali la Decapitazione dei Santi Cosma e Damiano (già Roma, asta Christie’s, 7 novembre 1989 lotto n. 414; cfr. Manzitti 2004, pp. 252-253, scheda D29) e il Perseo con la testa di Medusa pietrifica Fineo e i suoi compagni del Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso di Genova (inv. D2023, cfr. Boccardo in Valerio Castello 2008, p. 324, scheda 106), studio compositivo che ne precede un altro maggiormente dettagliato conservato nella medesima collezione pubblica
genovese. Colpisce in questo ultimo confronto anche l’identità dell’ambientazione, resa attraverso veloci linee della penna, che accennano il susseguirsi di archi e pilastri, e più dense acquerellature nelle strombature dei varchi, accompagnando la dinamica gestuale delle figure nella profondità spaziale.
L’accostamento a Valerio e alla prova disegnativa menzionata del Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso fu formulato in prima istanza da Christel Thiem, illustre studioso del disegno, come riporta l’indicazione a matita sul passpartout che incornicia il disegno dove parimenti è trascritta una precedente attribuzione a Giovanni Battista Paggi, presentata durante un passaggio del foglio all’asta londinese di Christie’s nel 1973. Sul retro del montaggio è inoltre incollato un cartiglio di una galleria bolognese che lo riferiva a Giulio Benso.
Il ricordo del primo Seicento genovese è effettivamente ancora vivo nella capacità di restituire efficacemente un’azione nel culmine del suo sviluppo grazie a percorsi quasi vorticosi della penna accompagnati da continui passaggi luministici. In alcuni velocissimi schizzi del Benso, allievo di Paggi, si rintraccia una medesima accentuazione degli spunti dinamici offerti dall’agire dei personaggi: sul verso di un foglio di quest’ultimo, raffigurante Giuditta con la testa di Oloferne dello Statens Museum of Kunst di Copenaghen (Newcome 2004, pp. 83-84, scheda 46), il tratto sembrerebbe quasi sovrapponibile al nostro in certi parti della figurazione ma è il ritmo dato dalla concatenazione dei risoluti gesti dei protagonisti della scena a distinguere le due diverse personalità. Precipitoso e serrato nel discepolo di Paggi, più cadenzato e aperto nel Castello.

Alla base delle affinità sta ovviamente l’eredità cambiasesca che sostanziò le fondamenta di questi pittori e a cui ebbe accesso anche il giovane Valerio grazie al patrimonio grafico lasciatogli in eredità dal padre Bernardo. Inoltre, al pari del Benso, nemmeno Castello fu immune dal fascino per la pittura lombarda primo seicentesca, reperibile in città grazie a diverse esemplari presenti nelle quadrerie degli aristocratici genovesi e in alcuni edifici ecclesiastici.
Soprani racconta anche di un suo viaggio a Milano sulle orme proprio del Procaccini che diede visibili frutti per esempio nel bozzetto raffigurante il Martirio e Gloria di San Giacomo di collezione privata (Manzitti 2004, p. 92, scheda 32) le cui figure dalle movenze manieristicamente serpentinate caratterizzano anche il nostro foglio.
Se, come è stato unanimemente proposto dalla critica, questo bozzetto fu il diretto precedente per la tela con il medesimo soggetto eseguita poi da Domenico Piola nell’oratorio di San Giacomo alla Marina nel 1647, anche per il disegno in esame la datazione sarebbe in prossimità di questo anno.
Siamo dunque ormai alle soglie della maturità del breve percorso artistico di Valerio quando le sperimentazioni ritmiche di gesti e movenze, accentuate da ombre e bagliori, determineranno la messa a punto di una nuova dimensione spaziale e la sua consacrazione quale primo grande interprete del barocco genovese.

Cristofano ROBETTA
(1462 ca. – 1534 post), incisore.
Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore
ADORAZIONE DEI MAGI
1498 circa
stampa a bulino
312 mm. x 305 mm.
Il rame, inciso sui due lati (Adorazione dei Magi, Allegoria del potere d’Amore), è conservato al British Museum di Londra.

Sono poche le notizie relative alla vita di Cristofano Robetta, nato a Firenze nel 1462, divenuto orafo intorno al 1498 e ancora in vita nel 1535. Si conoscono molte sue incisioni, che trattano i soggetti più svariati, da quelli di carattere religioso fino alle allegorie dell’amore ed ai temi di natura erotica. Il Bartsch e il Passavant gli assegnano complessivamente 33 stampe, che le più recenti attribuzioni vogliono far salire a 45. Altre in ogni modo egli dovette averne incise, come si può argomentare dalle lacune esistenti nella serie della creazione e storia del genere umano, eseguita, come la maggior parte delle sue incisioni, su disegni di Filippino Lippi. A giudicare dalle libertà che si prendeva nella riproduzione delle opere di Filippino, è da supporre che il R. ne avesse iniziato l’intaglio dopo la morte del pittore (1505). Ma codeste libertà non denotano una fantasia sempre attiva: le varianti rispondono a stampi prestabiliti, nati più dall’esterno che dall’interno (uno stesso putto, per es., è adoperato a riempire lastre diverse; per gli sfondi sono usati spesso elementi presi dal Dürer); tuttavia, nel trasporre i suoi modelli, siano essi di Filippino o del Pollaiolo, l’artista mostra un candore e un’ingenuità deliziosi, che finiscono per caratterizzare la sua figura. Non senza ragione egli fu detto l’ultimo degl’incisori primitivi: gli originali escono dalle sue mani come inacerbiti e qua e là impreziositi dai vezzi dell’orafo, mentre il suo tratteggio piega già verso esigenze di modellazione prospettica (v. specialmente Adamo ed Eva, B. 4), sull’esempio del Dürer e di Marcantonio e in contrasto coi modi dei Fiorentini che lo precedettero (maniera fine” e “maniera larga”).
Questa Adorazione dei Magi di Cristofano Robetta, viene considerata opera del periodo iniziale. E’ un chiaro esempio dell’abilità dell’incisore di riprendere temi da più fonti e riversarli su un’unica lastra. L’idea generale deriva dall'”Adorazione dei Magi” di Filippino Lippi (Prato, 1457 – Firenze, 1504), tavola commissionata dai frati di San Donato in Scopeto per sostituire la mai terminata Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci, che era stata ordinata nel 1481 e lasciata allo stato di abbozzo per la partenza del pittore per Milano.

ROBETTA Cristofano (1462 ca. - 1534 post), incisore. 1498circa Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore stampa a bulino 312 mm. x 305 mm.

ROBETTA Cristofano
(1462 ca. – 1534 post), incisore.
1498circa
Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore
stampa a bulino
312 mm. x 305 mm.

L’Adorazione dei Magi è un dipinto tempera grassa su tavola (258×243 cm) di Filippino Lippi, firmata e datata 29 marzo 1496 (sul retro, di mano del pittore) e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Quindici anni dopo i canonici della chiesa si rivolsero a Filippino Lippi per un’opera di analogo soggetto e formato, e questa
volta il dipinto venne consegnato. Con la soppressione e la distruzione della chiesa durante l’assedio di Firenze del 1529, l’opera entrò nelle collezioni del cardinale Carlo de’ Medici, alla cui morte, nel 1666, pervenne nelle raccolte granducali, nucleo di base degli Uffizi.
L’incisione è in controparte rispetto alla tavola e si differenzia soltanto per il paesaggio sullo sfondo che Bellini (1973, p. 35) considera derivato dall'”Adorazione dei Magi” di Perugino conservata a Verona, mentre Levenson (in Levenson J.A./ Oberhuber K./ Sheenan J.L., 1973, p. 296 n. 118) vi scorge l’influsso di Dürer per la presenza degli angeli che cantano al di sopra della Sacra Famiglia; è evidente l’influsso di Schongauer nel cappello sopra la firma che ritorna identico nella sua “Adorazione dei Magi”.

Sito web della galleria: http://www.creatinilandriani.it/

Cristofano ROBETTA (1462 ca. - 1534 post), incisore. Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore ADORAZIONE DEI MAGI 1498 circa stampa a bulino 312 mm. x 305 mm. (PARTICOLARE)

Cristofano ROBETTA
(1462 ca. – 1534 post), incisore.
Lippi Filippino (1457 ca .- 1504), inventore
ADORAZIONE DEI MAGI
1498 circa
stampa a bulino
312 mm. x 305 mm.
(PARTICOLARE)

  redazione   19 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Maestri Genovesi e Lombardi del XVI e XVII secolo. La ricerca colta di Creatini & Landriani a WopArt Leggi tutto

Una selezione di libri a tiratura limitata, corredati da opere numerate e firmate. Colophonarte a WopArt 2017

MEDITERRANEA, 2008 50 x 35 cm  40 pp  90+X Quattro testi poetici abbinati a quattro tavole di Eduardo Arroyo, Nicola De Maria, Mimmo Paladino ( vedi foto) e Medhat Shafik, numerate e firmate. Testi composti in Gatampnd c.14 da Rofolfo Campi e stampati sotto la direzione di Silvio Antiga. Legatura artigianale in tessuto di Sandro Francescon

MEDITERRANEA, 2008 50 x 35 cm 40 pp 90+X Quattro testi poetici abbinati a quattro tavole di Eduardo Arroyo, Nicola De Maria, Mimmo Paladino ( vedi foto) e Medhat Shafik, numerate e firmate. Testi composti in Gatampnd c.14 da Rofolfo Campi e stampati sotto la direzione di Silvio Antiga. Legatura artigianale in tessuto di Sandro Francescon

Presentazione

Colophonarte una casa editrice specializzata nelle realizzazione di libri d’artista a tiratura limitata.
Dal 1989 ad oggi, abbiamo pubblicato oltre 110 titoli, in collaborazione con alcuni dei poeti, intellettuali, musicisti più importanti in Europa e non solo, e grazie all’intervento artistico dei più interessanti artisti contemporanei.
Cito, a titolo esemplificativo, alcuni dei nostri autori: Mario Luzi, Emilio Villa, Arturo Schwarz, Ermanno Olmi, Adonis, Attilio Bertolucci, Pierre Boulez…
…e solo una piccola parte degli artisti: Valerio Adami, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Giorgio Griffa, Francois Morellet, Hermann Nitsch, Arnaldo Pomodoro…
Tutti i nostri libri sono realizzati in tirature limitate, corredati da opere numerate e firmate (o firmate e certificate se in pezzo unico) dagli artisti, con testi composti e stampati a mano su carta 100% cotone proveniente da cartiere artigianali.

ORFANO E CELIBE,  2016 Giulio Paolini 40x30 cm   56 pag  50+ da A a Z + 7 ad personam e 2 d’obbligo Testi poetici e prosastici di Giulio Paolini con due carte fustellate dello stesso artista numerate e firmate. Testi composti in Dante c 12 e c14 e stampati su Amatruda puro cotone di 200 g da Rodolfo Campi. Legatura di Sandro Francescon. Cento esemplari da I / C a C / C con i soli testi

ORFANO E CELIBE, 2016 Giulio Paolini 40×30 cm 56 pag 50+ da A a Z + 7 ad personam e 2 d’obbligo Testi poetici e prosastici di Giulio Paolini con due carte fustellate dello stesso artista numerate e firmate. Testi composti in Dante c 12 e c14 e stampati su Amatruda puro cotone di 200 g da Rodolfo Campi. Legatura di Sandro Francescon. Cento esemplari da I / C a C / C con i soli testi

Progetto portato in fiera 

A Wop Art porteremo una selezione dei nostri libri più interessanti per il pubblico internazionale che è riferimento dell’evento, gli ultimi titoli 2016-2017, e presenteremo la nuovissima edizione Panfido-Isgrò, di cui allego testo introduttivo e immagini.

METALMECCANICI, 1999 Edoardo Sanguineti – Enrico Baj 50 x 35 cm  36 pag  50 + XXV +10 pa numerate Testi inediti di Sanguineti abbinati a quattro collage di testo più uno di copertina di Enrico Baj.Tavole e copertina numerate e firmate. Testi composti in Garamond c16 da Ruggero Olivieri, stampati da Tipoteca Italiana Fondazione.su carta Graphia da 270 g, copertina su Zerkall da 700 g

METALMECCANICI, 1999 Edoardo Sanguineti – Enrico Baj 50 x 35 cm 36 pag 50 + XXV +10 pa numerate Testi inediti di Sanguineti abbinati a quattro collage di testo più uno di copertina di Enrico Baj.Tavole e copertina numerate e firmate. Testi composti in Garamond c16 da Ruggero Olivieri, stampati da Tipoteca Italiana Fondazione.su carta Graphia da 270 g, copertina su Zerkall da 700 g

Descrizione di una o più opere presentate in fiera 

A MARE

testo inedito di Isabella Panfido

con una cancellatura di Emilio Isgrò

nel formato 70×35

tiratura: 35 + XV + 5 ad personam

e due d’obbligo

Il testo di Isabella Panfido, di esemplare sensibilità e misura, dedicato al drammatico problema dei migranti nel Mediterraneo, ha suggerito ad Emilio Isgrò una tavola con morsure differenziate per

le singole cancellature ottenendo così una immagine di grande ed equilibratissima intensità tutte, naturalmente, numerate e firmate dal maestro.

Testi composti e stampati da Rodolfo Campi su carta Amatruda da 200 g, legatura artigianale di Sandro Francescon.

Sito web: http://www.colophonarte.it/galleria.htm

  redazione   18 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Una selezione di libri a tiratura limitata, corredati da opere numerate e firmate. Colophonarte a WopArt 2017 Leggi tutto

Ricami, geografie, simmetrie sacre. Natoli & Mascarenhas a WopArt 2017

Alice Schivardi, ALICE SCHIVARDI                La mano di Edoardo, 2017, tecnica mista e ricamo su carta da lucido, 40 x 31,5 cm, courtesy the artist

Alice Schivardi, ALICE SCHIVARDI La mano di Edoardo, 2017, tecnica mista e ricamo su carta da lucido, 40 x 31,5 cm, courtesy the artist

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Natoli & Mascarenhas é una galleria specializzata in arte contemporanea italiana che opera da molti anni nel Principato di Monaco.

Progetto presentato in fiera

Per la Fiera WOPART, opere su carta, ha scelto 5 dei suoi artisti che hanno una predilezione per questo medium nella loro produzione: Alice SCHIVARDI, Pietro RUFFO, Leonardo PETRUCCI, Andrea FRANCOLINO, Massimo CATALANI.

In particolare, sarà dato risalto ai lavori dei primi tre autori.

Quasi tutti i lavori presentati nello stand sono stati eseguiti per la Fiera.

Alice Schivardi presenterà una serie di opere a ricamo e disegno su carta da lucido intitolate: “Tentativi di magia”, in cui racconta attraverso il più antico gesto femminile (il ricamo), la fragilità  dei legami familiari e dei rapporti interpersonali. I fili cuciti con amore rappresentano questi legami, fragili ed al contempo intrecciati su figure disegnate a matita, in un racconto delicato e profondo dell’intimo umano.

Pietro Ruffo, artista del Pastificio Cerere a Roma, ha realizzato una serie di nuove Migrazioni e un grande mappamondo. Ruffo è conosciuto internazionalmente ed è presente in importanti collezioni museali. Le sue opere parlano da sempre dei flussi migratori e dell’identità culturale. Disegnando popoli, animali e piante su antiche carte geografiche, l’artista racconta la storia dell’uomo e del suo patrimonio nel cammino senza sosta attraverso i confini del mondo. Uccelli ritagliati e fissati con chiodi in rilievo, attraversano queste storie seguendo i loro schemi migratori e dando alle opere un effetto di straordinaria tridimensionalità.

Pietro Ruffo, DE HORTUS, 2017, acquarello e ritagli di carta su tavola, 200 cm diametro, Courtesy the artist

Pietro Ruffo, DE HORTUS, 2017, acquarello e ritagli di carta su tavola, 200 cm diametro, Courtesy the artist

Leonardo Petrucci, artista del Pastificio Cerere a Roma, porta avanti dal 2013 una ricerca sul concetto di simmetria e di geometria sacra, partendo da un forte interesse per l’Alchimia, sul quale ha lavorato in molteplici modalità, una di queste è sicuramente la tecnica degli origami modulari in carta.

Partendo da un semplice foglio di carta, preferibilmente nero, realizza sempre le stesse pieghe, che vanno a comporre un singolo modulo, che sarà il tassello di una serie di altri pezzi che si incastreranno tra loro secondo un preciso rapporto di simmetria.

Leonardo Petrucci, Melencolia #2 2013 - 24x54x24 cm - origami modulari in carta nera e mdf dipinto

Leonardo Petrucci, Melencolia #2 2013 – 24x54x24 cm – origami modulari in carta nera e mdf dipinto

Tra le opere esposte “Melencolia” è una riflessione sul concetto di simmetria e invisibilità.

Si presenta come una colonna sospesa di solidi geometrici. Agli estremi ci sono due Tetraedri, associati all’elemento Fuoco, poi due Ottaedri, elemento Aria e infine al centro c’è un Icosaedro che simboleggia l’elemento Acqua. Tutta la struttura evoca quindi un movimento ascensionale e discensionale dei tre elementi fondamentali per l’operato alchemico.

Il colore nero che ricopre tutto il lavoro è strettamente collegato alla parola “melencolia”, che dà il titolo all’opera, il cui significato deriva dal greco mélas-cholé (bile nera). La melanconia era uno dei quattro Umori Ippocratici, governato dal pianeta Saturno, dal piombo e dal colore nero.

La sospensione della colonna di solidi geometrici richiama inoltre la posizione della Cometa Saturnina, presente anche nella celebre incisione di Durer, “Melencolia I”. Si pensa che l’essere umano alla visione di una cometa diretta verso l’orizzonte e la coda verso l’alto, sia pervaso da un senso assoluto di malinconia, come se si fermasse a riflettere sulla fugace durata della propria vita.

Tra i disegni esposti invece e tutti dedicati alle più antiche forme di vita del pianeta, vi sarà: “Otavia Antiqa”.

L’opera riflette sul concetto di primordialità degli elementi presenti sulla Terra. In questo caso il disegno rappresenta l’animale fossile più antico mai scoperto, una spugna antica 760 milioni di anni e trovata in Namibia.

Sovrapposta al disegno c’è una stampa su plexiglass con delle linee e curve nere, le quali vanno a formare l’antico simbolo della Vesica Piscis, o anche detto primo giorno della Genesi, i due cerchi che si intersecano e creano la mandorla divina sono considerati simbolo di primordialità e vanno quindi a fondere due realtà, quella biologica della spugna e quella simbolica della geometria.

Sito web della galleria: https://www.natolimascarenhas.com/

Leonardo Petrucci, Melencolia #2 2013 - 24x54x24 cm - origami modulari in carta nera e mdf dipinto

Leonardo Petrucci, Melencolia #2 2013 – 24x54x24 cm – origami modulari in carta nera e mdf dipinto

  redazione   18 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Ricami, geografie, simmetrie sacre. Natoli & Mascarenhas a WopArt 2017 Leggi tutto

L’osservazione meditata del progetto di fotografia contemporanea di Heillandi a WopArt 2017

 Chiara ArturoTITOLO, ANNO 18 miglia #019, 2013TECNICA stampa giclée su carta fineart MOAB entrada rag bright 300DIMENSIONI 18 x 27 cm COURTESY Heillandi Gallery

Chiara Arturo, 18 miglia #019, 2013. TECNICA stampa giclée su carta fineart MOAB entrada rag bright 300DIMENSIONI 18 x 27 cm COURTESY Heillandi Gallery

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Heillandi è una galleria specializzata in fotografia contemporanea. Dal 2016 propone opere esclusive di fotografi internazionali, emergenti ed affermati e gestisce archivi fotografici di alcuni grandi maestri. Si trova in un elegante appartamento nel centro storico di Lugano ed è stata creata con il desiderio di valorizzare fotografie artistiche di qualità, con una rilevanza non solo estetica, ma anche sociale e storica. L’obiettivo di Heillandi è creare nel tempo una stratificazione delle proprie Proposte. Le Proposte Heillandi sono presentate annualmente ogni settembre, con l’obiettivo di valorizzare i relativi cataloghi, la selezione e tutti gli artisti che ne fanno parte.

 Ivo Saglietti TITOLO, ANNO Danubio, 2016TECNICA stampa su carta baritata in camera oscura DIMENSIONI 20 x 25 cm COURTESY Heillandi Gallery

Ivo Saglietti, Danubio, 2016. TECNICA stampa su carta baritata in camera oscura DIMENSIONI 20 x 25 cm COURTESY Heillandi Gallery

Progetto portato in fiera 

WopArt si è rivelata la migliore occasione per esporre una selezione della II° Proposta Heillandi; in questo senso non si tratta di un progetto ad hoc, ma di una scelta mirata per WopArt in relazione al più ampio progetto riguardante la Proposta Heillandi. 

Alcuni lavori esplorano tecniche fotografiche antiche ed alternative. In una contemporaneità segnata da una frenetica produzione di immagini, nel presentare questo progetto, Heillandi intende proporre un ritorno a un’osservazione più meditata, dove l’intervallo tra sguardo, scatto e stampa non dipende solo dalle tecnologie, acquisendo invece una cifra più euristica.

Descrizione di una o più opere presentate in fiera 

3.1

Stefan Milev

Farben Studie – Nashornvogel, Stuttgart, 2015

2017

tri-color carbro process

edition of 7

Farbenstudies (letteralmente, studi sul colore) sono una serie di esperimenti che Stefan Milev porta avanti dal 2015. L’artista sperimenta particolari tecniche di colorazione delle fotografie, come la pittura e la colorazione a mano, arrivando a definire un processo estremamente complesso di stampa a carbone a tre colori. Tre esposizioni in bianco e nero con filtri blu, verde e rosso per stampare nei colori complementari giallo, magenta e ciano: una fotografia a colori con questa tecnica puo’ richiedere fino a 70 ore di lavoro.

Stefan Milev Farben Studie - Nashornvogel, Stuttgart, 2015 2017 tri-color carbro process edition of 7

Farbenstudie – Nashornvogel, Stuttgart 2015

Farbenstudie - Flamingo, Stuttgart 2015

Farbenstudie – Flamingo, Stuttgart 2015

3.2

Giada Otten

Untitled

2014

cyanotype on watercolor paper

edition of 5

L’immagine presentata è uno dei molti ritratti di “The New Identity”, una serie aperta di Giada Otten. Il tema centrale è la fragilità dell’identità, il suo costante cambiare attraverso l’esperienza. L’immagine è stampata con un processo alternativo, la Cianotipia. Un antico metodo che richiede di applicare la soluzione con un pennello, rendendo la fotografia un pezzo unico: le pennellate non possono essere infatti ricreate in maniera identica, spezzando l’usuale riproducibilità delle immagini. Persino l’intensità dei blu, durante il processo di lavatura ed asciugatura della stampa, non risulta mai uguale a se stesso.  

Giada Otten Untitled 2014 cyanotype on watercolor paper edition of 5

Giada Otten
Untitled
2014
cyanotype on watercolor paper
edition of 5

Mostre e progetti in contemporanea durante la fiera di WopArt nella propria galleria

In contemporanea a WOPArt e fino alla fine di settembre, Heillandi presenterà nello spazio della Galleria la II° Edizione della Proposta Heillandi – 2017-2018 Selezione di Fotografia Contemporanea, che quest’anno allarga ulteriormente i suoi confini, con opere inedite da Germania, Hong Kong e Polonia, oltre che da Italia e Svizzera. Un appuntamento fisso che offre ad amanti e collezionisti il piacere di scoprire nuovi itinerari nell’arte della fotografia.

Sito web della galleria: http://www.heillandigallery.ch/
  redazione   17 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su L’osservazione meditata del progetto di fotografia contemporanea di Heillandi a WopArt 2017 Leggi tutto

Du Pasquier, Provosty e Sukhareva. Un trittico femminile per Apalazzo Gallery a WopArt 2017

Nathlie ProvostyAgain Song iv (15-30), 2015Watercolor and walnut ink on paperDimensions: 29,53 x 20,65 cm

Nathlie Provosty, Again Song iv (15-30), 2015. Watercolor and walnut ink on paper. Dimensions: 29,53 x 20,65 cm

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

APALAZZOGALLERY was founded in 2008 in exhibition space of 500 square meters inside one of the oldest and most prestigious buildings of Brescia, Palazzo Cigola Fenaroli. APALAZZOGALLERY is committed to developing a multidisciplinary and cross-generational programme. The gallery represents a portfolio of international artistsboth young and historical figures. The gallery brings institutional-quality exhibitions to italian art audiences and international market, and supports the artists through curatorial projectspublications, art fairs, and also sustaining and producing works for external projects of great relevance such as La Biennale di Venezia, Documenta, Manifesta. Every project is built on a long and attentive dialogue between the gallery space and the artist; the result is often a show, in which the artworks engage the space in innovative ways, creating complex connections with the architecture of the palaceThe gallery encourages and sustains this dialogue through artist residencies.

Alexandra SukharevaStudy in graphite for Visitor, 2013Graphite on paperDimensions: 29,7 х 42 cm

Alexandra Sukhareva, Study in graphite for Visitor, 2013. Graphite on paper. Dimensions: 29,7 х 42 cm

Progetto portato in fiera

In fiera presenteremo lavori recenti di tre artiste: Nathalie Du Pasquier (Bordeaux FR, 1957), Nathlie Provosty (Cincinnati USA, 1981), Alexandra Sukhareva (Moscow RU, 1983).

Mostre durante WopArt Fair

In galleria presenteremo una mostra personale di Nathlie Provosty, Life of Forms.

Sito web della galleria: http://www.apalazzo.net/

Nathalie Du PasquierUntitled, 2010Drawing on paperDimensions: 70 x 50 cm

Nathalie Du Pasquier, Untitled, 2010. Drawing on paper. Dimensions: 70 x 50 cm

  redazione   17 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Du Pasquier, Provosty e Sukhareva. Un trittico femminile per Apalazzo Gallery a WopArt 2017 Leggi tutto

Mark Tobey, Julius Bissier e Meret Oppenheim illuminano lo stand della Galleria Carzaniga a WopArt 2017

Mark Tobey (1890-1976)49/OW K Untitled, 1969 Tempera auf Papier 108 x 60 cm

Mark Tobey (1890-1976)49/OW K Untitled, 1969 Tempera auf Papier 108 x 60 cm

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Da quasi 50 anni ci occupiamo di esporre specialmente arte Svizzera di artisti nati a cavallo all’inizio degli anni 1900, noti come „Gruppo Rot-Blau“ espressionisti allievi di Kirchner nonche tutti i membri del  „Gruppo 33“. La nostra home page documenta le numerose pubblicazioni e mostre. Con il passare deglil anni abbiamo presentato altri artisti svizzeri della pittura informale e classici. Siamo presenti alla ART Basel da 45 anni e partecipato a numerose altre fiere in Italia (Arte Fiera Bologna, Miarte Milano) nonche alla Fiac di Parigi, alla Kunst Frankfurt e alla Kunst Zürich.In galleria lavorano oltre ai titolari Arnaldo Carzaniga, fondatore della Galleria i soci Philipp Hediger e Markus Rück e tre segretarie. La presenza a fiere estere ci ha messo in contatto con artisti, specie italiani, La galleria é aperta tutti i giorni  della settimana tranne la domenica. Il nostro giardino ci permette di esporre sculture al’’aperto.

uliusBissier (1893-1965)100/AB K 20.Nov.60 Cres, 1960 Eioeltempera auf selbstgrundierter Baumwolle 13,4 x 22,7 cm

uliusBissier (1893-1965)100/AB K 20.Nov.60 Cres, 1960 Eioeltempera auf selbstgrundierter Baumwolle 13,4 x 22,7 cm

Progetto portato in Fiera

Particolare presenza verrà data ai lavori di Mark Tobey e Julius Bissier. Visto il successo ottenuto a Venezia alla personale mostrata alla Collezione Peggy Guggenheim (6.5. – 10.9.2017) retrospettiva che verrà mostrata negli Stati Unti alla Addison Gallery of American Art, Philipps Academy, Andover, Massachussets dal novembre 2017 alla primavera 2018. Alla Art Basel dello scorso giugno abbiamo riscontrato un grande successo di interesse e vendite per le opere su carta di Mark Tobey (1890-19769. Questo artista é vissuto gli ultimi 16 anni della sua vita a Basilea esponendo regolarmente alla prestigiosa Galleria Beyeler. Julius Bissier (1893-1963) risiedeva ad Ascna dal 1961 ed era legato d’ amicizia a Mark Tobey. Alla WopArt presenteremo anche lavori di Meret Oppenheim (appena terminata la sua personale dal 12.2. al 28.5.2017 al museo d’arte della Svizzera Italiana a Lugano) di Flavio Paolucci, Luca Caccioni, Paolo de Stefani, Andrea Gabutti, Gianriccardo Piccoli e Luca Serra.

Mark Tobey (1890-1976)1/RG K Tidal Discoveries, 1949 Tempera auf Papier 63 x 48 cm

Mark Tobey (1890-1976)1/RG K Tidal Discoveries, 1949 Tempera auf Papier 63 x 48 cm

Mostre e progetti in contemporanea durante la fiera di WopArt nella nostra galleria

Dal 19.8. al 14.10.2017 in Galleria con la pubblicazione di una monografia una mostra in omaggio all’artista argoviese Susi Kramer per il 70.mo anniversario. Contemporaneamente una selezione di una decina di opere di Mark Tobey. Dal 21.10 al 25.11.2’17 seguirà und personale di Varlin. Una mostra Varlin é in programma anche al Museo Franz Gertsch di Burgdorf (BE) dal 2.9.2017 al 4.3.2018

Sito web della galleria: http://www.carzaniga.ch/Start

uliusBissier (1893-1965)U. 804 U Rondine 13.XI.61 / Zwillinge, 1961 Aquarell auf Papier 13,5 x 23,5 cm Signiert, datiert oben rechts; betitelt unten links

uliusBissier (1893-1965)U. 804 U Rondine 13.XI.61 / Zwillinge, 1961 Aquarell auf Papier 13,5 x 23,5 cm Signiert, datiert oben rechts; betitelt unten links

  redazione   16 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su Mark Tobey, Julius Bissier e Meret Oppenheim illuminano lo stand della Galleria Carzaniga a WopArt 2017 Leggi tutto

I favolosi anni Settanta. Agnetti, Fogliati, LeWitt, Olivieri (e non solo). Osart Gallery a WopArt 2017

Vincenzo Agnetti, Elisabetta d’Inghilterra, 1976, stampa fotografica, pennarello e lastra di alluminio, sei pannelli ciascuno di cm. 40 x 30, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph. Bruno Bani

Vincenzo Agnetti, Elisabetta d’Inghilterra, 1976, stampa fotografica, pennarello e lastra di alluminio, sei pannelli ciascuno di cm. 40 x 30, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph. Bruno Bani

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

Osart Gallery nasce a Milano nei primi mesi del 2008 da un’idea di Andrea Sirio Ortolani. La galleria, fin dagli esordi, esplora un periodo storico ben preciso: il decennio che va dagli anni ’60 agli anni ’70. All’interno di questa decade si sofferma sulle molteplici “correnti” artistiche che più hanno caratterizzato il mondo dell’arte.
Proprio per questa ragione, Osart Gallery collabora direttamente con gli artisti e le loro famiglie soffermandosi sulla poetica dei loro lavori. Oltre a mostre personali di respiro nazionale ed internazionale, all’interno della sua programmazione, anche grazie alla collaborazione di critici e artisti, propone progetti collettivi trasversali.

In occasione di WopArt 2017, Osart Gallery presenta opere dei seguenti artisti: Vito Acconci, Vincenzo Agnetti, Piero Fogliati, Sol LeWitt, Magdalo Mussio, Claudio Olivieri ed Emilio Isgrò.

Descrizione di uno o più opere presentate in fiera

Vincenzo Agnetti, Elisabetta d’Inghilterra, 1976, stampa fotografica, pennarello e lastra di alluminio, sei pannelli ciascuno di cm. 40 x 30, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph. Bruno Bani 

L’amore per il teatro è anche amore per il periodo elisabettiano, ne è testimone la seguente opera che si inserisce nella serie di lavori che Agnetti definisce con il termine di teatro statico. Il teatro statico, secondo Vincenzo Agnetti, non è altro che “uno spettacolo senza movimento senza personaggi e senza testo”.

All’interno delle sei foto montate su alluminio, va in scena una rappresentazione legata ai temi del potere e della cultura come si intuisce dai concetti chiave scritti in pennarello rosso tra i quali.” Culture is the reflection of our power and the penetration of your intelligence…”.

Piero Fogliati, Suono, 2004, china e biro su carta, cm. 35 x 50, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph: Bruno Bani

L’opera Suono fa parte delle cosiddette Fissazioni di Piero Fogliati. Fogliati, infatti, “fissa” sulla carta gli elementi fondativi della sua ideale: la Città Fantastica. Si tratta di una città costruita a misura di ogni abitante dove accanto a “fiumi colorati” e installazioni meravigliose coesistono anche sculture sonore come si può evincere da questa elegante china realizzata nel 2004.

Piero Fogliati, Suono, 2004, china e biro su carta, cm. 35 x 50, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph: Bruno Bani

Piero Fogliati, Suono, 2004, china e biro su carta, cm. 35 x 50, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph: Bruno Bani

Aldo Tagliaferro, Progetto per la sovrapposizione alla realtà, 1973, fotografie applicate su cartoncino, cm. 80 x 90, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph: Bruno Bani 

Il progetto concettuale di Aldo Tagliaferro, si attua in tre momenti fondamentali: il primo atto è descritto dalle prime tre fotografie che ci illustrano una storica galleria milanese del tempo e quindi gli spazi di cui questa è costituita.

Nelle seguenti quattro foto, Tagliaferro identifica alcuni dettagli architettonici della galleria. Tali dettagli vengono contrassegnati con un rettangolo nero. Ed ecco che nei due ultimi scatti avviene la sovrapposizione alla realtà. Non si riesce più a distinguere tra la realtà dello spazio e la fotografia della realtà.

Aldo Tagliaferro, Progetto per la sovrapposizione alla realtà, 1973, fotografie applicate su cartoncino, cm. 80 x 90, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph: Bruno Bani

Aldo Tagliaferro, Progetto per la sovrapposizione alla realtà, 1973, fotografie applicate su cartoncino, cm. 80 x 90, Courtesy Osart Gallery, Milano, Ph: Bruno Bani

Mostre in galleria durante WopArt

Color as Attitude. Ruth Ann Fredenthal, Winston Roeth, Phil Sims
Inaugurazione: mercoledì 27 settembre, 2017
28 settembre – 15 novembre, 2017
Sito web della galleria: http://www.osartgallery.com/ita/
  redazione   15 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su I favolosi anni Settanta. Agnetti, Fogliati, LeWitt, Olivieri (e non solo). Osart Gallery a WopArt 2017 Leggi tutto

La transitorietà dell’arte. Un poker di artisti internazionali per [dip] contemporary art a WopArt 2017

Wang Tong shangyu zhejiang 2011.12, Forging cities series Fotografia in bianco e nero 50 x 70 cm Edizione di 15 Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Wang Tong
shangyu zhejiang 2011.12, Forging cities series
Fotografia in bianco e nero
50 x 70 cm
Edizione di 15
Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Le gallerie partecipanti a WopArt 2017 si presentano. Progetti, artisti e mostre collaterali

Presentazione galleria

[dip] è una nuova galleria d’arte contemporanea situata a Lugano, inaugurata nell’ottobre 2016 che propone un ricco programma espositivo dedicato ad artisti contemporanei internazionali affermati. La sua attività si declina nella promozione di iniziative e progetti che esplorano dinamiche globali, mirando a promuovere un dialogo che – partendo dall’arte contemporanea – metta in continua discussione alcuni tra i temi più rilevanti della contemporaneità, partendo dal lavoro e dalle riflessioni di artisti e favorendo il confronto tra arte e società, identità, scienza e cultura. Il suo approccio interdisciplinare, che investe criticamente vari campi, include collaborazioni con università, istituzioni e organizzazioni per stimolare una maggiore conoscenza e consapevolezza dell’arte e coinvolgere un pubblico più vasto, costruendo in tal modo un ponte tra arte e società. Per la varietà del suo programma espositivo, [dip] si pone sia come spazio d’incontro con artisti riconosciuti sia come spazio per la scoperta di nuovi.

Paolo Canevari Black Tears, 2017 Inchiostro su carta 28 x 20 cm Edizione di 1/1 Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Paolo Canevari
Black Tears, 2017
Inchiostro su carta
28 x 20 cm
Edizione di 1/1
Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Progetto portato in fiera

A Wopart, [dip] presenta lavori molto diversi tra loro, di 4 artisti internazionali provenienti da Italia, Francia, Stati Uniti, e Cina:

Paolo Canevari
Melik Ohanian
Joseph Kosuth
Wang Tong

Una selezione di opere inedite su carta e di fotografie, per far riflettere sulla transitorietà dell’arte, eliminando il riferimento figurativo, e privilegiando il discorso narrativo nella sua natura ed essenza. Per guardare allo scorrere del tempo attraverso la rappresentazione della materia che lo definisce, e guardando al paesaggio quale metafora delle incessanti metamorfosi di una società protesa verso una modernità di volta in volta da ridefinire. Inoltre, per l’occasione, [dip] e la Galleria Art Bärtschi & Cie presentano in collaborazione un lavoro su carta di Andrea Mastrovito.

Wang Tong Shangcai county, Henan province 03.1996, Mao on the Wall series Fotografia dipinta a mano 60 x 43,3 cm Edizione di 30 Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Wang Tong
Shangcai county, Henan province 03.1996,
Mao on the Wall series
Fotografia dipinta a mano
60 x 43,3 cm
Edizione di 30
Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Descrizione di uno o più opere presentate in fiera

Paolo Canevari

Il lavoro di Paolo Canevari affonda le sue radici nella riflessione sulla transitorietà dell’arte e nel significato della scultura in relazione al contesto sociale contemporaneo. Interrogandosi sul valore e sull’origine degli aspetti più intimi della memoria, l’artista sviluppa un linguaggio personale dove simboli, cultura pop, coscienza storica e politica si sovrappongono in una rivisitazione del quotidiano. Fin dai suoi esordi, tra i molti media utilizzati, l’artista adotta come materiali d’elezione anche la carta e il colore nero, i più semplici e primitivi mezzi con i quali ogni artista ha dovuto confrontarsi. A partire dal disegno, primo e originario emergere dell’idea di segno nel tratto nero, carta e inchiostro intrecciano nelle opere dell’artista una dialettica tra ricordo e oblio, stabilità e impermanenza. “Amo il disegno perché è qualcosa di molto fragile ed effimero, amo la sua natura intima poetica, nei disegni delle “Black Tears” ho voluto eliminare qualsiasi riferimento figurativo, portando ad una essenza radicale l’idea del disegno come principio dell’opera d’arte“. Restituire il senso della fragilità, della deperibilità e della finitezza è da sempre una delle prerogative di Paolo Canevari.

Nei suoi ultimi lavori il segno scompare: l’immagine svanisce per lasciare spazio all’immaginazione dell’artista e del fruitore, dove l’elemento carta può farsi narrativo nella sua natura ed essenza. Le opere inedite, carte e libri, presentate in esclusiva in occasione di Wopart nascono da una lenta riflessione che si risolve poi nell’immediatezza e nella velocità di esecuzione, mantenendo un rapporto di profonda intimità con l’artista e il suo vocabolario simbolico. Con rigoroso impianto concettuale “Black Tears” riflette un’attualità sfuggente, irreale, illeggibile, che concede solo frammenti di apparizione, gocce di nozioni.

Paolo Canevari Black Tears, 2015 Inchiostro su carta 34,5 x 24,5 cm Edizione 1/1 Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Paolo Canevari
Black Tears, 2015
Inchiostro su carta
34,5 x 24,5 cm
Edizione 1/1
Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Biografia

Paolo Canevari vive e lavora tra Roma e New York. Nato a Roma nel 1963 da una famiglia di pittori e scultori, è uno degli artisti della sua generazione piu’ riconosciuti a livello internazionale. Noto per l’utilizzo di differenti materiali e media, dalla scultura all’istallazione, dal disegno al video, nel 2007 ha partecipato alla 52a Biennale di Venezia curata da Robert Storr. Nel 2010 il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci a Prato accoglie una sua mostra retrospettiva curata da Germano Celant. I suoi lavori sono stati esposti e sono presenti in collezioni private e pubbliche tra cui: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Museum of Modern Art MoMA, New York; Foundation Louis Vuitton pour la Creation, Paris; Cisneros Fontanals Art Foundation, Miami; Macro, Museo d’arte Contemporanea Roma; MART Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto; Johannesburg Art Gallery, Johannesburg; Istituto Nazionale per la Grafica Calcografia Nazionale, Roma; GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Perna Foundation, Capri, Olnick Spanu Art Program Garrison NY.

Melik Ohanian

La dimensione spaziale e quella temporale possono essere identificate quali nodi centrali di tutta la sua poetica. I lavori portati in fiera appartengono alla serie Portrait of Duration, in cui l’artista riflette in particolare sul concetto di tempo – inseparabile da quello di spazio- che in questo lavoro diventa il vero e proprio contesto. Invitando il pubblico a esperire il tempo attraverso il suo scorrere e quindi la sua misurazione, Ohanian propone uno scenario cosmico sospeso tra poesia e scienza, dove i due estremi dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande interagiscono su scale diverse. La fotografia, un pezzo unico di grandi dimensioni, appartiene alla serie “Portrait of Duration – Cesium Series” – e mostra un istante nel passaggio dallo stato solido a quello liquido del Cesio 133, elemento il cui decadimento radioattivo è stato usato a partire dal 1967 per stabilire la durata del secondo universale negli orologi atomici. Registrando il suo processo di trasformazione, questa fotografia rappresenta il tempo attraverso la materia, e restituisce in modo speculare lo stato della materia a un certo tempo T.

Melik Ohanian investiga così l’osservazione e la rappresentazione della misura del tempo, e in particolare della sua unità di riferimento: il secondo. Sebbene il tempo rimanga un concetto relativo e astratto, le immagini di questa serie, ne costituiscono “un ritratto attraverso la rappresentazione della materia che lo definisce” in una sorta di “tautologia fotografica”, come l’ha definita l’artista. Invece che semplicemente indicare o misurare il tempo, ce lo mostrano. È “una ricerca di uno stato di consapevolezza”: un’oscillazione tra scenari cosmici e mentali, che richiamano i paesaggi surrealisti di Max Ernst.

Melik Ohanian Portrait of Duration - Cesium Serie II (T1343), 2016 Fotografia su alluminio dibond 173 x 150 x 5 cm Edizione 1/1 + 1 AP Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Melik Ohanian
Portrait of Duration – Cesium Serie II (T1343), 2016
Fotografia su alluminio dibond
173 x 150 x 5 cm
Edizione 1/1 + 1 AP
Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Biografia

Melik Ohanian vive tra Parigi e New York.
Nato in Francia nel 1969, la sua ricerca indaga l’immagine, al di là dei suoi normali confini, investendone la dimensione temporale e spaziale, e il suo potere allegorico. Lavorando con diversi media tra cui fotografia, video e installazione, la sua opera si inscrive in territori fisici e concettuali che si focalizzano sulla nozione di tempo. Ohanian fa parte della generazione di artisti cresciuti in concomitanza con l’inizio dell’attività espositiva del Palais de Tokyo, dove nel 2002 ha esposto il suo progetto Island of an Island in occasione dell’inaugurazione del museo. Il suo lavoro è stato presentato in numerosi musei, esposizioni internazionali e biennali. Ha rappresentato l’Armenia (paese d’origine della sua famiglia) alla 56. Biennale di Venezia nel 2015, insieme a quindici altri artisti della diaspora armena. Il padiglione è stato premiato con il Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale. Ha esposto, tra gli altri, presso: Utah Museum of Contemporary Art, Salt Lake City, USA (2013); Mumbai Art Room, India (2012); Musée National Picasso, Vallauris, Francia (2012); 10a Biennale di Sharjah, Emirati Arabi (2011); Matucana 100, Santiago, Cile (2008); Le Plateau/FRAC Ile-de- France, Parigi, Francia (2008), e CCA Kitakyushu, Giappone (2007).

Joseph Kosuth

Pioniere dell’arte concettuale ed installativa, Kosuth fin dagli anni ’60 si dedica a opere basate su linguaggio e strategia d’appropriazione. Joseph Kosuth, lunga una carriera di oltre 50 anni, ha esplorato – e continua ad indagare- in modo approfondito la produzione e il ruolo del linguaggio e del suo significato all’interno dell’arte. Mettendo in discussione le definizioni e i procedimenti convenzionali dell’arte, l’artista ha infatti focalizzato la propria ricerca sul linguaggio, con un complesso approccio nel quale interagiscono filosofia, antropologia, psicanalisi e critica d’arte. Mirando a rivelare visivamente la complessità dei codici culturali, ha lavorato essenzialmente su espedienti linguistici, come la citazione, la tautologia, la traduzione, la ripetizione, la contraddizione e la negazione e ha introdotto l’uso del neon come supporto artistico fin dagli anni ‘60. La sua ricerca è continua, e tuttora in evoluzione. A Wopart, sarà presentato un lavoro inedito su carta, presentato in esclusiva.

Biografia

Joseph Kosuth vive e lavora tra Londra e New York. Nato a Toledo nel 1945, studia presso Cleveland Institute of Art e School of Visual Arts di New York. E’ uno dei pionieri dell’arte concettuale e installativa e, dagli anni ’60, si dedica a opere basate su questi linguaggi e a strategia d’appropriazione. Il suo lavoro ha esplorato – e continua ad indagare-
in modo approfondito la produzione e il ruolo del linguaggio e del suo significato all’interno dell’arte. Nel corso di una carriera di oltre cinquant’anni hanno preso forma numerosissime installazioni, mostre museali, commissioni pubbliche e pubblicazioni in tutta Europa, in America e in Asia, tra cui sette Documenta e dieci Biennale di Venezia.

Wang Tong

La ricerca artistica di Wang Tong esplora il linguaggio fotografico con dovizia filologica, ampliando le possibilità di un genere che per l’artista funge da meta-linguaggio atto a investigare i legami tra micro e macro cosmo, la dimensione reale e ideale, l’ambito storico e quello quotidiano. In veste di autore di immagini frutto dell’attento studio del passato quanto della realtà contemporanea, Wang Tong dedica il suo ethos artistico a documentare i cambiamenti repentini che hanno sconvolto la Cina, ponendo l’attenzione sulle continue ri-negoziazioni socio-culturali che hanno plasmato l’identità cinese su scala pubblica e privata. Per questo motivo, il lavoro di Wang Tong è un prisma attraverso cui intravedere le numerose sfacettature della storia cinese in relazione anche alla vita privata dell’artista. Nell’operato di Wang Tong ogni singola fotografia riflette un momento specifico nella sua topografia umana e geografica.

A Wopart, sarà presente una selezione di lavori fotografici su speciale carta giapponese. Alcune immagini che ci permettono di guardare al paesaggio, specialmente quello urbano, non solamente quale metafora delle incessanti metamorfosi della società cinese, ma anche della condizione cinese stessa, e altre, testimonianza della Rivoluzione Culturale, periodo più funesto della storia cinese, ma anche dimostrazione del continuo fluire del tempo in un paese proteso verso una modernità di volta in volta da ridefinire.

Wang Tong changsha hunan 2013.05, Forging cities series Fotografia in bianco e nero 50 x 70 cm Edizione di 15 Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Wang Tong
changsha hunan 2013.05, Forging cities series
Fotografia in bianco e nero
50 x 70 cm
Edizione di 15
Courtesy l’Artista e [dip] contemporary art, Lugano

Biografia

Wang Tong vive e lavora a Pechino.
Nato nel 1967 nella Provincia di Jilin, Cina, è attivo nell’ambito della fotografia cinese sin dagli anni Novanta del secolo scorso, quando crea alcuni dei lavori di maggiore interesse e forza della storia della fotografia contemporanea in Cina. Per il suo approccio accurato e dettagliato sia in termini concettuali sia tecnici Wang Tong è un fotografo apprezzato ed esibito tanto in Cina quanto nel resto del mondo; i suoi lavori sono presenti in importanti collezioni asiatiche e non solo. Tra le istituzioni presso cui Wang Tong ha presentato il suo lavoro si ricordano: Galleria Carla Sozzani, 10 Corso Como, Milano (2005); Beijing Tokyo Art Projects, Pechino e Tokyo (2006); Fotografie Noorderlicht, Groningen (2008); Biennale di Video e Fotografia di Alessandria, Alessandria (2011); Ofoto Gallery, Shanghai (2012); Stavanger Museum, Stavanger, Norvegia (2014); Format International Photography Festival, Derby, Inghilterra (2015) per citarne alcune.

Mostre e progetti in contemporanea durante la fiera di WopArt nella propria galleria

Joseph Kosuth
NOTATIONS FOR THINKING
a selection
Opening 13.09.2017
Mostra: 14.09.2017 – 5.01.2018

[dip] contemporary art è lieta di presentare una personale di Joseph Kosuth (1945, USA). Pioniere dell’arte concettuale ed installativa, Kosuth fin dagli anni ’60 si dedica a opere basate su linguaggio e strategia d’appropriazione. NOTATIONS FOR THINKING a selection è la prima personale di Joseph Kosuth in Canton Ticino,
Svizzera. La mostra inaugura il giorno 13 settembre, dalle ore 18.00 alle 20.30, alla presenza dell’artista.

In mostra ci saranno un nuovo lavoro, realizzato e presentato in esclusiva a Lugano, e una selezione di opere recenti. Notations for Thinking offre uno scorcio su riflessioni avvenute nel corso di una carriera lunga più di 50 anni, durante la quale hanno preso forma numerosissime installazioni, mostre museali, commissioni pubbliche e pubblicazioni in tutta Europa, in America ed in Asia, tra cui sette Documenta e dieci Biennali di Venezia. Il suo lavoro è collezionato dai più importanti musei in tutto il mondo.

Sito web della galleria: http://dipcontemporaryart.com/

  redazione   13 Ago 2017   Artisti, Blog   Commenti disabilitati su La transitorietà dell’arte. Un poker di artisti internazionali per [dip] contemporary art a WopArt 2017 Leggi tutto
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