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Mostre collaterali

I musicisti di Gianni Maimeri

Una selezione dei disegni di concertisti da Stravinskij a Toscanini

A cura di Paolo Manazza

M 2703 A5-FM-Arturo ToscaniniI Musicisti di Gianni Maimeri furono esposti per la prima volta nel 1931 nella storica Galleria Pesaro (“Mostra dei pittori Giovanni Lentini e Gianni Maimeri”, Milano, Galleria Pesaro, aprile-maggio 1931 con catalogo a cura di Gustavo Botta).
I disegni (una selezione di circa una decina di unità dal N°113 a 126) furono esposti insieme a 96 dipinti presso le sale della nota galleria milanese con il titolo: “Gesti e atteggiamenti di musicisti. Studi a memoria (1927-28)”. La mostra riscosse una calda accoglienza presso il pubblico e la stampa.
Successivamente la raccolta, notevolmente arricchitasi, fu offerta al pubblico milanese nel dicembre del 1948, in occasione di un’ampia personale dell’artista presso la Galleria Salvetti, con un catalogo a cura di Gustavo Predaval. In quell’occasione la collezione fu presentata come: “I disegni di concertisti da Busoni a Toscanini (1905-1946)”.

In seguito, per rivedere un’esposizione della raccolta dei Musicisti si è dovuto attendere quarantaquattro anni, sino al 1992.
Nel mese di ottobre del 1992 il Museo Teatrale alla Scala dedicò ai Musicisti di Gianni Maimeri un’ampia mostra curata da Giampiero Tintori, direttore del museo, accompagnata da un grande catalogo edito da Antea Edizioni, con testi dello stesso Tintori e del critico Raffaele De Grada (“I musicisti visti da Gianni Maimeri”, a cura di Graziella Buccellati, Milano, Museo Teatrale alla Scala, 1-31 ottobre 1992). (altro…)

  Redazione web   21 Lug 2016   Mostre collaterali   0 Comment Leggi tutto

Aurelio Amendola – I volti dell’arte

Ventidue magistrali ritratti di artisti del Novecento

A cura di Walter Guadagnini

ANDY WARHOL NY 1986Aurelio Amendola (Pistoia, 1938) è protagonista di primo piano della fotografia d’arte, avendo fotografato e interpretato nel corso di oltre quarant’anni le opere dei grandi maestri della classicità, da Donatello a Michelangelo, da Giovanni Pisano a Canova, e avendo ritratto gli artisti più importanti del XX secolo, da de Chirico a Burri, da Warhol a Lichtenstein, da Marino a Ceroli a Paladino.
La classicità di Amendola è stata celebrata in mostre tenute nei musei di tutto il mondo: meritano di essere ricordate almeno quella al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, dedicata alle fotografie sull’opera di Michelangelo, e quella di quest’anno agli Uffizi di Firenze, dedicata ai ritratti di Andy Warhol.
Nella sua fotografia, la dialettica tra documentazione e interpretazione si modella sull’antico, a partire dalla natia Pistoia per arrivare alla Firenze e alla Roma michelangiolesche, su una base di pratica professionale e artigianale che pone sempre come fine ultimo del proprio operare la comprensibilità del soggetto, non l’abilità dell’autore.
Un atteggiamento, questo, che Amendola riporta anche nel contemporaneo, lasciando sempre che sia il soggetto a dominare, si tratti della figura dell’artista, della sua opera, del suo luogo di lavoro o – come spesso accade – di tutte tre le cose insieme.
Come ha affermato lo stesso fotografo: “E’ chiaro che fotografare gli artisti è anche un modo per conoscerli, per passare del tempo con personaggi straordinari, io sono diventato amico di tutti gli artisti che ho fotografato, per me non è un lavoro, è una grande passione che mi permette di vivere; per questo, fotografare la scultura antica significa cercare di infondere nella materia quella vita che trovo nei miei contemporanei, rendere vive le sculture è come incontrare Michelangelo, Donatello. Con gli artisti viventi è diverso, bisogna tenere conto delle loro esigenze e nello stesso tempo riuscire a mantenere la propria autonomia espressiva”.
La selezione presentata in questa occasione rappresenta una sintetica galleria di ritratti dell’arte del XX secolo, nella quale è possibile riconoscere l’abilità del fotografo nell’individuare i tratti salienti del personaggio e della sua arte, e nello stesso tempo è possibile vedere il cambiamento del costume, della figura stessa dell’artista nel mondo.

  Redazione web   21 Lug 2016   Mostre collaterali   0 Comment Leggi tutto

Caricature a cavallo tra otto e novecento

Caricature: la vena satirica e lo sberleffo tra maestri del disegno

A cura di Massimo Pulini

GIUSEPPE PALANTIAssieme alla preziosa mostra di ritratti, della collezione Baratti, è esposta anche una selezione di caricature disegnate, proveniente dallo stesso circolo degli Artisti e della Patriottica milanese, che restituisce una diversa intonazione dello stesso ambiente artistico lombardo tra Otto e Novecento.
Nella maggior parte dei casi sono gli stessi autori a passare dal serio al faceto e, dopo essersi ritratti in posa ufficiale, si divertivano a sbeffeggiarsi a vicenda.
Palanti, Morelli, Martinenghi o Bettinelli si cimentano, con piglio e sincerità, nel rito goliardico della caricatura. Altri iscritti al circolo o le fedeli modelle ne fanno le spese, venendo trasformati in macchietta, vedendosi ridotti a una forma geometrica o finendo nella lente deformante delle mani più veloci e sarcastiche della città meneghina.
L’eccezionale collezione di fogli della raccolta Baratti fa comprendere la grande modernità di questi autori, abili spadaccini della penna e impietosi pugili del carbone, ed è proprio il terreno disinibito dell’ironia a restituirci la temperie vivace e fertile che si doveva vivere in quel luogo, in quel cenacolo di ingegni.

  Redazione web   21 Lug 2016   Mostre collaterali   0 Comment Leggi tutto

I ritratti di palazzo Belgioioso

Quando gli artisti dipingono gli artisti – palazzo Belgioioso

A cura di Massimo Pulini

GIUSEPPE BERTINIPalazzo Belgioioso, a Milano e nella stagione risorgimentale, ospitava un cenacolo di artisti che,  per proprio statuto aggiungeva alle pareti, il ritratto di ogni nuovo iscritto al circolo della patriottica. Artisti che ritraevano altri artisti dunque, che facevano da specchio nobile ad amici in posa. Il piglio, l’espressione pensante, il taglio della capigliatura, la cura dei baffi o della barba, il colletto inamidato e la vivezza delle pupille, fanno di questi volti un distillato dei singoli caratteri, ma nell’insieme un repertorio acuto e puntuale del senso morale e politico di alcune generazioni di italiani.
Questa serie di visi nitidi e sereni, colti nella dimensione feriale di una serata passata a discutere, con un bicchiere a portata di mano e il sigaro che forse li attendeva fumante nel posacenere, ai miei occhi significano molto di più degli stipati dipinti dalla tematica storica, che interpretano episodi del risorgimento nazionale, che dispiegano in immagine la retorica sociale del tempo.
Con una straordinaria sintesi espressiva, colta nella sobrietà di un unico strumento d’indagine costituito da una matita nera, da un gessetto bianco per i punti di massima luce, col semplice supporto di un foglio di carta color pastello e con la dovizia di uno sguardo attento e misurato, si svolge la disciplina elegante di questi ritratti lombardi. Una eleganza che dall’aristocrazia intellettuale si declina verso i connotati dell’incipiente mondo borghese, quasi senza soluzione di continuità. Tutto questo assume qualcosa di filmico, nel suo insieme.
Si forma una specie di documentario che mette in sequenza le fisionomie e i pensieri, le attitudini e il temperamento di una schiera di pittori e di scultori che hanno segnato il gusto e il costume di una capitale culturale e politica tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.

  Redazione web   21 Lug 2016   Mostre collaterali   0 Comment Leggi tutto
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