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Mostra sponsorizzata: Omnia vanitas

Omnia vanitas

di Antonio Guccione

A cura di Angelo Crespi

Una teoria di teschi per un ambizioso progetto di frenologia post moderna, tra citazionismo e divertissement, i personaggi della storia, della moda, dell’arte immortalati per sempre attraverso il loro cranio, morti eppure così vivi nella loro essenza, nel bulbo scavato dell’occipite l’anima per sempre volata via, eppure ancora presenti e riconoscibili nei tic, nei vezzi, nei loro abiti di uomini.

E’ questo il senso di una sorta di esposizione-performance, progettata da Antonio Guccione, per Hammer Partners in occasione di WopArt 2019, e che raccoglie la serie delle “Vanitas”, presentandole come in un’antologia di Spoon River, in cui il famoso fotografo milanese racconta quasi in forma di breve epitaffio i miti del pop, da Andy Warhol a Napoleone, passando per Frida Kahlo, Leonardo da Vinci, Dior e Salvato Dalì.

Se nel corso della sua lunga carriera, Guccione si era concentrato sui volti dello star system, diventando una sorta di ritrattista ufficiale del mondo della moda, in questo caso ha lasciato i vivi, per dedicarsi ai defunti: nel tentativo di esorcizzare la morte, sulla scorta d’altronde dei più grandi artisti di tutti i secoli, ha rivestito o dipinto il simbolo di essa più persistente, cioè il teschio, giocando come un novello Amleto tra essere e non essere, e lo ha poi fotografato senza alcun intervento in post produzione, riuscendo però a distillare, in splendide levigatissime immagini, l’estrema reliquia che caratterizza le varie icone passate in rassegna, cioè quella cosa estrema che ci rappresenterà in eterno.

“Memento mori”, ricordati che devi morire, sembra dirci Guccione, ma sempre con la sottile ironia e la leggerezza che gli sono proprie, perché anche per dipartire ci vuole stile.

Mostra sponsorizzata da Gruppo Hammer

    17 Set 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su Mostra sponsorizzata: Omnia vanitas Leggi tutto

Courtesy of Clifford Chance – Arcus Pride Art Exhibition, Milan, 2019

Courtesy of Clifford Chance – Arcus Pride Art Exhibition, Milan, 2019

2019 è il primo anno che Pride Art si tiene in Italia con una mostra che presenta un gruppo di talentuosi artisti italiani, esplorando temi LGBT +. La mostra d’arte è composta da quattro opere che ispirano la riflessione sul valore della diversità come elemento intrinseco della natura.

Per questa mostra abbiamo collaborato con Tallulah Studio Art, fondata da Patrizia Madau consulente di pop-art.

Artisti in esposizione: Federica Angelino, Donatella Izzo, Federico Unia, Gianpiero Gasparini.

Donatella Izzo

Titolo: Bloom
Opera descrizione: L’opera è una riflessione sulla sessualità in natura. La società è stata abituata a pensare che tutti gli esseri viventi possano essere divisi in maschi o femmine. Questo è generalmente vero per i vertebrati, ma non è sempre vero per gli invertebrati o le piante. Il fiore rappresenta uno degli esempi più sorprendenti di come maschile e femminile possano coesistere nello stesso essere.
Copyright come apparire nella guida: 2019 © Donatella Izzo
Biografia: in una realtà fortemente basata sulle apparenze e sulla perfezione, i pezzi dell’artista ci fanno partecipare a una percezione personale dell’identità che ora è frammentata e privata del senso di appartenenza al lato più trascendente della vita. I suoi soggetti ci accompagnano in una dimensione di estraniamento in cui l’idea stessa dell’imperfezione perde il suo significato negativo per assumere valori più alti saturi di significati spirituali.

Federica Angelino

Titolo opera: Midtown
Descrizione dell’opera:
L’artista presenta la sua ricerca intima e culturale attraverso lo scatto “Midtown”, un’immagine macro di occhi truccati. Il riflesso che dà a tutti nella loro sfera quotidiana è l’interazione con “l’altro e la diversità”. Le relazioni focali che vengono create con persone conosciute e sconosciute attraverso la macchina fotografica.
Copyright come apparire nella guida: 2019 © Federica Angelino
Biografia: Federica Angelino è un’artista multidisciplinare che lavora attraverso la fotografia, le installazioni e la pittura. L’artista indaga l’origine della diversità culturale, analizza l’intimità che esiste tra gli individui nella loro diversità e li ritrae creando fratture emotive di grande effetto scenico. Nelle sue ultime mostre Federica ha focalizzato la sua attenzione sul rapporto tra intimità e dinamiche di coppia, creando opere site specific per il luogo.

Federico Unia

Titolo opera: Catena alimentare (Serie bestiale)
Il pezzo dell’artista è caratterizzato da una trasfigurazione dell’essere umano in una bestia. L’opera è una riflessione sull’evoluzione dell’uomo confrontata e metamorfizzata con il mondo animale. Federico Unia esplora la diversità nel mondo animale e la sua straordinaria capacità di coesistere nella natura, semplicemente in armonia con l’equilibrio universale. Secondo l’artista: «La natura ci insegna a vivere insieme senza opprimerci».
Copyright come apparire nella guida: 2019 © Federico Unia
Biografia: Federico Unia è un talento urbano-pop e la sua identità artistica è il risultato di una serie di lunghe esperienze derivanti dalla pop-art, reinterpretazione del concetto di Nouveau Réalisme e reintroduzione di icone come Andy Warhol e Roy Lichenstein. Le opere dell’artista non finiscono mai in se stesse ma vengono sempre utilizzate come strumento per comunicare lamentele e suggerimenti, speranze e tormenti, in un complesso “gioco” di sovrapposizioni e contaminazioni.

Gian Piero Gasparini

Titolo opera: Numbers 14 (Extra strong)
L’artista presenta l’immagine di una farfalla come simbolo della trasformazione e della rinascita dell’anima. In particolare, il soggetto di questo lavoro è una farfalla monarca, una specie ben nota per la sua straordinaria resistenza al volo e ibridità, che presenta due cromatismi antitetici nelle ali, uno arancione, che si riferisce al carattere femminile, e l’altro blu, che si riferisce al maschile. I numeri che punteggiano il soggetto ovunque, si riferiscono in particolare al concetto di individuo e unico, o numericamente presente o assente, come nel caso di tutti quegli eventi eccezionali che si verificano in natura.
Copyright: 2019 © Gian Piero Gasparini
Biografia: Le opere dell’artista si basano sulla frammentazione della tela e sulla scomposizione dell’immagine per la creazione di pezzi come mosaici ricomposti e la sua dialettica ha sempre spaziato dalla ritrattistica al simbolismo. Nelle ultime mostre “Old Master Reloaded” (Londra) e “In Tempore Belli” (Pescara) ha focalizzato la sua attenzione sull’iconografia rinascimentale e sul rapporto tra arte e tempo. Attualmente vive e lavora a Milano.

I AM

a cura di Patrizia Madau
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La tecnica, il segno, la luce, il colore, la materia, il pieno e il vuoto, sono i protagonisti delle identità artistiche di sei giovani talentuosi.
In mostra le opere di: Gianpiero Gasparini, Federico Unia, Federica Angelino, Donatella Izzo, Mauro Vettore e Patrick Corrado.
Ciò che rende “Arte” ogni opera in mostra è la progettualità, l’idea, il lavoro, la sperimentazione stilistica frutto di una grande libertà espressiva e di una ricerca intima e personale.
In un’epoca in cui tutto è cliché e ci viene chiesto sempre più spesso di rinunciare alla nostra identità, I AM vuole essere il racconto di sé e del proprio modo di vedere il mondo attraverso un mix di linguaggi contemporanei, un dissacrante impatto visivo dato dal desiderio di CREARE al di là dei tabù stilistici: di Narrare, Denunciare, Sensibilizzare ed Emozionare. La soggettività emerge proprio dal piacere di essere sé stessi, attraverso la raffinatezza estetica e l’eleganza espressiva.

Sei artisti, sei identità:

Gianpiero Gasparini

Gli inserti di tele strappate di Gasparini segnano un sentiero, una linea verbo/visuale, le lacerazioni, i rattoppi della vita e del corpo, le tracce resocontative di una storia attraverso la voluta esibizione, sul derma pittorico, dei filamenti di tela strappata come vene pulsanti.
Da qui il senso del titolo della serie Profundum Nigrum, tributo caravaggesco che spazia, attraverso figure ambrate che si stagliano lucide sul nero profondo, a Maestri del passato, una volta che se ne sia appresa la lezione, come Klimt, Mucha e Dürer. Dando forma e sostanza a un espressionismo supercontemporaneo.

Donatella Izzo

Nel suo ultimo progetto No-Portraits, si evince la sua grandiosa padronanza estetica e del mezzo fotografico. L’attenzione dell’artista è in tutte le fasi del lavoro, dalla pre-produzione alla produzione fino alla post-produzione. Lo scatto diventa solo l’ultimo tassello di una sequenza artistica che comprende interventi come pittura, collage e abrasione.
Il focus del progetto è spostato su nuovi codici di lettura che sgretolano il concetto classico del ritratto inteso come “copia” a favore di un “anti-ritratto”, cioè di un’analisi introspettiva del soggetto raffigurato, quasi sempre femminile, universo da cui la Izzo attinge e al quale porge particolare attenzione. Donne sospese in un istante sacro, quasi non interpretabile, ma pur sempre vivo perchè esteticamente rimodellato.

Federico Unia

Si evidenzia in questa serie la continua contraddizione umana , la riflessione sull’evoluzione , gli aspetti bestiali della nostra esistenza , la criticità dei sistemi vitali per noi e per tutte le specie viventi sul nostro delicato pianeta , la precarietà dei rapporti umani contrapposta alla ricerca univoca e indipendente della scalata al successo , degna di ogni mezzo …
A contraddistinguersi positivamente nel rispetto dei sistemi naturali , bio-vitali e sociali invece sono sicuramente gli animali , che spesso risultano molto più capaci di noi di vivere la nostra casa , rispettando attivamente o passivamente il loro destino nella catena alimentare , capaci di coesistere insieme negli stessi territori, dove differenti specie traggono vita, seguendo semplicemente il ritmo naturale dettato dal nostro pianeta, ormai molto acciaccato e non per causa loro . L’uomo in metamorfosi con l’animale racchiude un po’ tutti questi aspetti esi staglia sulle opere di Federico Unia , che usa spesso come linguaggio comune in molti suoi lavori per accompagnare come una texture di fondo i suoi soggetti , il tema urbano del Poster.

Federica Angelino

Ciò che la Fotografia riproduce all’infinito, ha avuto luogo una sola volta. Essa ripetere meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente. La giovane artista indaga sulle culture suburbane attraverso il meccanismo di una macchina, scattando non per forza documento ciò che non è più, ma sicuramente ciò che è stato. Archivio per imprimere il momento. L’obiettivo del suo lavoro è entrare a far parte di una comunità, prendere le visioni migliori e restituirle al pubblico.

Mauro Vettore

Nelle sue installazioni, l’artista è capace di sorvolare giocosamente sui detriti di un capitalismo giunto alla spasmodica fine del suo corso. Lo fa con una scelta sapiente di materiali (dalle resine alla plastica) incastonando finti lingotti, lampade esplose e marchi celeberrimi. Mentre Warhol celebrava la nascita della Coca-Cola, Vettore ne canta la morte. Il risultato puramente estetico è in alcuni casi strabiliante.

Patrick Corrado

L’artista rilancia/rielabora da zero tutto ciò che è Pop:
scompone/destruttura immagini fotografiche, segni, cromatismi e scritte che prima ostentavano la loro superficialità “glamour”, modaiola, cinematografica, fumettistica, musicale, reinventando il tutto per poi tradurlo in un linguaggio visivo che “de-rIstruttura”ogni singola immagine fino a renderla inedita, subliminale.

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    15 Ago 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su Courtesy of Clifford Chance – Arcus Pride Art Exhibition, Milan, 2019 Leggi tutto

Il realismo visionario di Andrey Esionov

Il realismo visionario di Andrey Esionov

Dieci acquerelli dell’artista russo Andrey Esionov.

Dal 26 settembre 2019 al 25 gennaio 2020 i Musei di San Salvatore in Lauro presentano l’opera del pittore Andrey Esionov (Tashkent, 1963), grande acquarellista e maestro dell’arte figurativa russa contemporanea.

WopArt è lieta di presentare al suo pubblico, in anteprima assoluta, un piccolo assaggio di dieci opere del Maestro russo in attesa della grande mostra a Roma.

Neorealismo figurativo dal sapore simbolista, quasi onirico: la cifra stilistica di Andrey Esionov rappresenta un delicato spaesamento rispetto alla realtà oggettiva, reso attraverso una consapevolezza tecnica impeccabile. La sapiente padronanza della leggera quanto densa poetica del disegno, permette al Maestro russo di cristallizzare la poesia del quotidiano in una dimensione “altra”, dove il tempo e lo spazio perdono ogni tipo di valore. Una figurazione visionaria che supera la soglia del visibile lasciando che da ogni pennellata affiori l’invisibile. Immagini istantanee della vita di ogni giorno si trasfigurano così in momenti eterni calati in dimensioni immaginifiche.

Alle quattro mostre collaterali preannunciate di WopArt 2019 si aggiunge ora questa imperdibile anteprima di 10 acquerelli che permetteranno di comprendere in maniera approfondita la ricerca pittorica di un grande Maestro russo, ancora poco conosciuto in Italia e Svizzera.

Andrey Esionov vive e lavora a Mosca, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ed è presente in numerose collezioni di musei pubblici a Mosca, San Pietroburgo, Kazan, in Uzbekistan e molti altri. In un breve arco di tempo l’artista si è confrontato con diversi generi pittorici, primo fra tutti il ritratto. La sua fama è dovuta proprio alla serie dei Ritratti di celebri intellettuali russi, quali lo scrittore Vladimir Voinovich, i registi Pyotr Todorovsky e Eldar Ryazanov, il campione mondiale di scacchi Anatoly Karpov, sino a quello del presidente dell’URSS Michail Gorbačëv, tutti realizzati ad olio su tela. La tecnica prediletta di Esionov è, però, l’acquerello su carta, che reinterpreta in chiave contemporanea, in dialogo con la tradizione accademica e il linguaggio simbolico. Esionov trae grande ispirazione dai suoi viaggi in Europa e dai cambiamenti epocali e dagli stravolgimenti politici dell’ex Unione Sovietica che ha vissuto in prima persona: passanti, artisti di strada, bambini e animali sono i protagonisti che popolano il suo mondo ed è così che prendono forma istantanee di vita, sospese tra il realismo della rappresentazione e una dimensione “altra”, simbolica e onirica.


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Благочестивая 2017 Бумага, акварель 76×56 The Pious One 2017 Watercolor on paper 76×56 La donna pia 2017 Сarta, acquerello 76×56

Благочестивая 2017 Бумага, акварель 76×56 The Pious One 2017 Watercolor on paper 76×56 La donna pia 2017 Сarta, acquerello 76×56


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Эмфаза 2017 Бумага, акварель 76×56 Emphasis 2017 Watercolor on paper 76×56 Emfasi 2017 Сarta, acquerello 76×56

Эмфаза 2017 Бумага, акварель 76×56 Emphasis 2017 Watercolor on paper 76×56 Emfasi 2017 Сarta, acquerello 76×56


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Леди осень 2017 Бумага, акварель 76×56 Lady autumn 2017 Watercolor on paper 76×56 Signora autunno 2017 Сarta, acquerello 76×56

Леди осень 2017 Бумага, акварель 76×56 Lady autumn 2017 Watercolor on paper 76×56 Signora autunno 2017 Сarta, acquerello 76×56


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Не болит голова у дятла 2018 Бумага, акварель 76×56 Woodpecker doesn’t have a headache 2018 Watercolor on paper 76×56 Il picchio non ha mal di testa 2018 Сarta, acquerello 76×56

Не болит голова у дятла 2018 Бумага, акварель 76×56 Woodpecker doesn’t have a headache 2018 Watercolor on paper 76×56 Il picchio non ha mal di testa 2018 Сarta, acquerello 76×56


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Без шансов на дружбу 2018 Бумага, акварель 76×56 No chance for friendship 2018 Watercolor on paper 76×56 Senza possibilità di amicizia 2018 Сarta, acquerello 76×56

Без шансов на дружбу 2018 Бумага, акварель 76×56 No chance for friendship 2018 Watercolor on paper 76×56 Senza possibilità di amicizia 2018 Сarta, acquerello 76×56


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У отражения два лица 2017 Бумага, акварель 76×56 Reflection has two faces 2017 Watercolor on paper 76×56 Riflessione ha due volti 2017 Сarta, acquerello 76×56

У отражения два лица 2017 Бумага, акварель 76×56 Reflection has two faces 2017 Watercolor on paper 76×56 Riflessione ha due volti 2017 Сarta, acquerello 76×56


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Провинциальный колдун 2016 Бумага, акварель 76×56 Provincial wizard 2016 Watercolor on paper 76×56 Stregone provinciale 2016 Сarta, acquerello 76×56

Провинциальный колдун 2016 Бумага, акварель 76×56 Provincial wizard 2016 Watercolor on paper 76×56 Stregone provinciale 2016 Сarta, acquerello 76×56


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Дама пик 2017 Бумага, акварель 76×56 Queen of Spades 2017 Watercolor on paper 76×56 Donna di picche 2017 Сarta, acquerello 76×56

Дама пик 2017 Бумага, акварель 76×56 Queen of Spades 2017 Watercolor on paper 76×56 Donna di picche 2017 Сarta, acquerello 76×56


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День независимости 2018 Бумага, акварель 76×56 Independence Day 2018 Watercolor on paper 76×56 Giorno dell'indipendenza 2018 Сarta, acquerello 76×56

День независимости 2018 Бумага, акварель 76×56 Independence Day 2018 Watercolor on paper 76×56 Giorno dell'indipendenza 2018 Сarta, acquerello 76×56


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Остановка по требованию 2015 Бумага, акварель 76×56 Request stop 2015 Watercolor on paper 76×56 Fermata su richiesta 2015 Сarta, acquerello 76×56

Остановка по требованию 2015 Бумага, акварель 76×56 Request stop 2015 Watercolor on paper 76×56 Fermata su richiesta 2015 Сarta, acquerello 76×56

    18 Lug 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su Il realismo visionario di Andrey Esionov Leggi tutto

Gli orologi molli di Dalì

Gli orologi molli di Dalì

Cinque fusioni in bronzo protagoniste di una mostra a WopArt 2019 nell’anno del trentesimo anniversario della morte del grande artista spagnolo.

Salvador Dalí non è stato solo un pittore ma un artista poliedrico nel vero senso della parola. Indiscusso maestro del Surrealismo, non si limitò mai alla produzione di quadri o di opere d’arte bidimensionali. Vetro-cristallo, mobili, gioielli e soprattutto sculture in bronzo: la sua arte scaturiva da qualsiasi strumento avesse a disposizione.
In occasione della fiera WopArt2019, Dalì Universe, società diretta da Beniamino Levi, mercante d’arte e collezionista italiano che ha lavorato con Dalí sin dagli anni Sessanta, presenta una mostra con opere provenienti dalla propria collezione, una delle più importanti a livello internazionale, di sculture e opere tridimensionali dell’artista spagnolo, esposizione che si inserisce nel ricco ventaglio di eventi proposto per il 2019, trentesimo anniversario della morte di Dalì.
Dalí desiderava rimanere immortale. Promuovendo la sua vita e le sue opere d’arte, Dalí Universecontribuisce alla realizzazione del desiderio dell’artista.
L’Orologio Molle è una delle immagini di Dalí più famose che ha origine dal suo più famoso dipinto del 1931, La Persistenza della Memoria. Nel mondo dell’artista il tempo non è rigido ma è un tutt’uno con lo spazio: in quanto molle tuttavia non può più funzionare e perde di significato.
Con l’uso di questo simbolo Dalí tentava di comunicare che la percezione umana del tempo cambia a seconda dell’umore e delle azioni.

In mostra cinque fusioni in bronzo ideate tutte negli anni Settanta e realizzate in bronzo all’inizio degli anni Ottanta:
Danza del Tempo I (ideata nel 1979, prima fusione nel 1984)
Nobiltá del Tempo (ideata nel 1977, prima fusione nel 1984)
Profilo del Tempo (ideata nel 1977, prima fusione nel 1984)
Venere Spaziale (ideata nel 1977, prima fusione nel 1984)

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    18 Lug 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su Gli orologi molli di Dalì Leggi tutto

Love

Love

di Bob Krieger
a cura di Mimmo di Marzio
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Un corpus di opere dalla collezione privata del fotografo per raccontare un interprete raffinato degli anni d’oro della moda e della società italiana e internazionale.

Davanti alla sua macchina fotografica sono passati dall’Avvocato Agnelli a Miuccia Prada, da Bill Gates a Umberto Veronesi, e ancora Carla Fracci, Giorgio Armani, Indro Montanelli, solo per citarne alcuni.
Il grande fotografo Bob Krieger (Alessandria d’Egitto, 1936), autore di tre copertine del Time, corrispondente del New York Times Magazine per otto anni, che ha lavorato per tutti i protagonisti della moda dagli anni Settanta al Duemila, sarà il protagonista di una delle mostre collaterali ospitate dalla fiera WopArt 2019.

Ospitata nell’Area Talk della fiera, la mostra presenterà una suggestiva esposizione di installazioni dell’autore, compresa una serie di opere selezionate dalla preziosa collezione privata dell’artista.

Intitolata Love e curata da Mimmo di Marzio, la mostra rappresenterà un excursus nel vasto immaginario di uno dei protagonisti della travolgente stagione di successi della moda italiana nel mondo, che ha segnato un’epoca nella fotografia mondiale.
Accanto a immagini iconiche del mondo della moda e ai suoi ritratti, anche alcuni scatti dalle serie Nudi Occhi, una sua personale interpretazione della Bellezza.

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    18 Lug 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su Love Leggi tutto

Luigi Pericle. L’alchimista pittore

Luigi Pericle. L’alchimista pittore

Lugano Exhibition Center – Padiglione 5

a cura di Mimmo Di Marzio e Paolo Manazza
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L’Archivio Luigi Pericle è lieto di annunciare la nuova mostra retrospettiva dedicata a Luigi Pericle (1916-2001) allestita nell’ambito della fiera WopArt – Work on Paper Fair di Lugano, la prima fiera internazionale riservata alle opere d’arte su carta. L’esposizione monografica, curata da Mimmo di Marzio e Paolo Manazza, è ospitata nella sezione riservata agli Eventi Collaterali e allinea una trentina di chine del maestro svizzero frutto della sua inesausta ricerca sul segno e sul gesto come forma di meditazione e indagine spirituale.

Mentre prosegue con grande successo di critica e di pubblico l’antologica “Luigi Pericle (1916-2001)_Beyond the visible” ospitata a Venezia presso l’Area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, in occasione della 58. Esposizione Internazionale d’Arte, intitolata May You Live In Interesting Times (fino al 24 novembre), la città di Lugano omaggia l’artista originario di Basilea con una mostra concentrata attorno alla sua fervida produzione grafica, ricca di centinaia di esemplari inediti, carte di piccole e medie dimensione, che il maestro ha siglato fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta del Novecento.

Luigi Pericle è reduce da una recente e importante riscoperta, che ha portato alla luce dopo anni di dimenticanza un patrimonio straordinario di opere d’arte rimaste nascoste nella sua dimora privata ai piedi del Monte Verità di Ascona, dove l’artista ha vissuto gli ultimi decenni della sua vita, al riparo dalla mondanità del sistema dell’arte e chiuso nel silenzio dei suoi studi concentrati su discipline come la teosofia, le filosofie orientali, l’esoterismo, l’astrologia e la spiritualità alternativa. Nel 1965, infatti, dopo aver siglato rapporti di collaborazione significativi con musei e gallerie europei, e dopo essere stato celebrato da una fortunata mostra itinerante in vari musei inglesi curata dal grande museologo Hans Hess, Pericle abbandonò improvvisamente la scena e si chiuse fino alla morte nel suo isolamento eremitico, per coltivare lo studio dei misteri del cosmo.

Le sue carte – esattamente come i suoi dipinti – sono lo specchio di una forma di espressione intima e profonda affidata al gesto libero della mano, al tratto e al disegno come trasmettitori di energie vitali, mediatori di messaggi che collegano la vita individuale con un’armonia universale. Diversamente dai colleghi delle tendenze informali europee (da Jean Dubuffet a Asger Jorn) con cui Pericle espose in occasione di varie mostre collettive londinesi, il linguaggio della pittura e della grafica non rappresentavano per lui un veicolo per la manifestazione dell’inconscio, di sentimenti remoti o moti irrazionali; al contrario, uno strumento di raccoglimento e di analisi di forme dettate da una coscienza vigile. La composizione perfetta, gli equilibri formali, il ritmo, la sintesi, l’articolazione della linea nello spazio tradiscono la massima concentrazione, la dedizione totale alla bellezza dell’assoluto.

«Per la spiritualità nell’arte non c’è tempo.
Essa sfugge alle umane caducità, non è mai vecchia e non è mai nuova:
È, perché è essenziale; o meglio, è il modo essenziale per esprimere la Verità.
L’essenziale è ciò che non viene dall’artista, ma attraverso l’artista».

Luigi Pericle

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    11 Lug 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su Luigi Pericle. L’alchimista pittore Leggi tutto

All’origine della carta: cinque papiri del museo egizio di Firenze

All’origine della carta: cinque papiri del museo egizio di Firenze

a cura di Giorgio Piccaia
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in collaborazione con Maria Cristina Guidotti, Curatrice del Museo Egizio di Firenze
con il supporto di Corrado Basile, Fondatore del Museo del Papiro di Siracusa

WopArt 2019 esplora il tema della storia della carta e della scrittura esponendo a Lugano cinque antichi papiri egizi

Nella sua missione di diffondere la cultura dei work on paper, WopArt quest’anno dedica una mostra alle origini della carta e della scrittura, esponendo all’interno dei padiglioni fieristici cinque preziosi papiri provenienti dal Museo Egizio di Firenze.
La mostra – organizzata da Giorgio Piccaia e Maria Cristina Guidotti con il supporto di Corrado Basile, insieme alla Direzione Culturale di WopArt e con la collaborazione del Comune di Lugano – presenterà un allestimento rivolto non soltanto ad esperti ed appassionati che vogliano approfondire la conoscenza del mondo dell’arte su carta, ma anche a semplici curiosi e studenti di tutte le età.

I cinque papiri egizi che verranno esposti sono un esempio delle varie tipologie di utilizzo di questo antico supporto: dal geroglifico alla scrittura greca, al copto, fino alle immagini, come quelle che accompagnavano il celebre Libro dei Morti. In particolare, in fiera troveremo un papiro con domanda oracolare, un papiro con testi evangelici, un frammento di papiro dal Libro dei Morti, e due frammenti di papiro figurato, di cui uno quasi completamente integro.
La mostra sarà corredata da pannelli esplicativi dedicati alla storia della collezione del Museo Egizio di Firenze, alla scrittura egizia e all’uso del papiro come supporto scrittorio.
Arricchisce l’esposizione un video sulla coltivazione e lavorazione della pianta di papiro (in versione italiana, inglese, tedesca), realizzato dal Museo del Papiro di Siracusa.
Nei giorni della fiera, inoltre, l’area talk ospiterà La carta dell’antico Egitto, i papiri, una conversazione con Maria Cristina Guidotti, Curatrice del Museo Egizio di Firenze, e il curatore della mostra Giorgio Piccaia.

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    11 Lug 2019   Eventi, Mostre collaterali   Commenti disabilitati su All’origine della carta: cinque papiri del museo egizio di Firenze Leggi tutto

I musicisti di Gianni Maimeri

Una selezione dei disegni di concertisti da Stravinskij a Toscanini

A cura di Paolo Manazza

M 2703 A5-FM-Arturo ToscaniniI Musicisti di Gianni Maimeri furono esposti per la prima volta nel 1931 nella storica Galleria Pesaro (“Mostra dei pittori Giovanni Lentini e Gianni Maimeri”, Milano, Galleria Pesaro, aprile-maggio 1931 con catalogo a cura di Gustavo Botta).
I disegni (una selezione di circa una decina di unità dal N°113 a 126) furono esposti insieme a 96 dipinti presso le sale della nota galleria milanese con il titolo: “Gesti e atteggiamenti di musicisti. Studi a memoria (1927-28)”. La mostra riscosse una calda accoglienza presso il pubblico e la stampa.
Successivamente la raccolta, notevolmente arricchitasi, fu offerta al pubblico milanese nel dicembre del 1948, in occasione di un’ampia personale dell’artista presso la Galleria Salvetti, con un catalogo a cura di Gustavo Predaval. In quell’occasione la collezione fu presentata come: “I disegni di concertisti da Busoni a Toscanini (1905-1946)”.

In seguito, per rivedere un’esposizione della raccolta dei Musicisti si è dovuto attendere quarantaquattro anni, sino al 1992.
Nel mese di ottobre del 1992 il Museo Teatrale alla Scala dedicò ai Musicisti di Gianni Maimeri un’ampia mostra curata da Giampiero Tintori, direttore del museo, accompagnata da un grande catalogo edito da Antea Edizioni, con testi dello stesso Tintori e del critico Raffaele De Grada (“I musicisti visti da Gianni Maimeri”, a cura di Graziella Buccellati, Milano, Museo Teatrale alla Scala, 1-31 ottobre 1992). (altro…)

    21 Lug 2016   Eventi, Mostre collaterali   0 Comment Leggi tutto

Aurelio Amendola – I volti dell’arte

Ventidue magistrali ritratti di artisti del Novecento

A cura di Walter Guadagnini

ANDY WARHOL NY 1986Aurelio Amendola (Pistoia, 1938) è protagonista di primo piano della fotografia d’arte, avendo fotografato e interpretato nel corso di oltre quarant’anni le opere dei grandi maestri della classicità, da Donatello a Michelangelo, da Giovanni Pisano a Canova, e avendo ritratto gli artisti più importanti del XX secolo, da de Chirico a Burri, da Warhol a Lichtenstein, da Marino a Ceroli a Paladino.
La classicità di Amendola è stata celebrata in mostre tenute nei musei di tutto il mondo: meritano di essere ricordate almeno quella al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, dedicata alle fotografie sull’opera di Michelangelo, e quella di quest’anno agli Uffizi di Firenze, dedicata ai ritratti di Andy Warhol.
Nella sua fotografia, la dialettica tra documentazione e interpretazione si modella sull’antico, a partire dalla natia Pistoia per arrivare alla Firenze e alla Roma michelangiolesche, su una base di pratica professionale e artigianale che pone sempre come fine ultimo del proprio operare la comprensibilità del soggetto, non l’abilità dell’autore.
Un atteggiamento, questo, che Amendola riporta anche nel contemporaneo, lasciando sempre che sia il soggetto a dominare, si tratti della figura dell’artista, della sua opera, del suo luogo di lavoro o – come spesso accade – di tutte tre le cose insieme.
Come ha affermato lo stesso fotografo: “E’ chiaro che fotografare gli artisti è anche un modo per conoscerli, per passare del tempo con personaggi straordinari, io sono diventato amico di tutti gli artisti che ho fotografato, per me non è un lavoro, è una grande passione che mi permette di vivere; per questo, fotografare la scultura antica significa cercare di infondere nella materia quella vita che trovo nei miei contemporanei, rendere vive le sculture è come incontrare Michelangelo, Donatello. Con gli artisti viventi è diverso, bisogna tenere conto delle loro esigenze e nello stesso tempo riuscire a mantenere la propria autonomia espressiva”.
La selezione presentata in questa occasione rappresenta una sintetica galleria di ritratti dell’arte del XX secolo, nella quale è possibile riconoscere l’abilità del fotografo nell’individuare i tratti salienti del personaggio e della sua arte, e nello stesso tempo è possibile vedere il cambiamento del costume, della figura stessa dell’artista nel mondo.

    21 Lug 2016   Eventi, Mostre collaterali   0 Comment Leggi tutto

Caricature a cavallo tra otto e novecento

Caricature: la vena satirica e lo sberleffo tra maestri del disegno

A cura di Massimo Pulini

GIUSEPPE PALANTIAssieme alla preziosa mostra di ritratti, della collezione Baratti, è esposta anche una selezione di caricature disegnate, proveniente dallo stesso circolo degli Artisti e della Patriottica milanese, che restituisce una diversa intonazione dello stesso ambiente artistico lombardo tra Otto e Novecento.
Nella maggior parte dei casi sono gli stessi autori a passare dal serio al faceto e, dopo essersi ritratti in posa ufficiale, si divertivano a sbeffeggiarsi a vicenda.
Palanti, Morelli, Martinenghi o Bettinelli si cimentano, con piglio e sincerità, nel rito goliardico della caricatura. Altri iscritti al circolo o le fedeli modelle ne fanno le spese, venendo trasformati in macchietta, vedendosi ridotti a una forma geometrica o finendo nella lente deformante delle mani più veloci e sarcastiche della città meneghina.
L’eccezionale collezione di fogli della raccolta Baratti fa comprendere la grande modernità di questi autori, abili spadaccini della penna e impietosi pugili del carbone, ed è proprio il terreno disinibito dell’ironia a restituirci la temperie vivace e fertile che si doveva vivere in quel luogo, in quel cenacolo di ingegni.

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